Forlì, appello per il centro

Nell’ultimo anno sono diverse le vetrine che si sono spente in centro storico, di recente proprio quelle di Palazzo Talenti Framonti che ha sancito la chiusura definitiva di Eataly. «Tutte le volte che chiude un’attività è una perdita, soprattutto se è valido il principio secondo cui sono le imprese a generare imprese – sottolinea Alberto Zambianchi presidente della Camera di Commercio – . Qui a Forlì siamo traumatizzati dalla vicenda Eataly, specialmente per ciò che riguarda i lavoratori. Il fatto che ci siano cinque pretendenti che hanno avanzato una manifestazione di interesse alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, certamente lusinga. Ma il nuovo investitore sicuramente avrà delle aspettative e il centro storico deve essere un magnete ma sulla base di un’offerta ben costruita». Ed è proprio rivitalizzare il cuore pulsante della città la parte più ardua, per il quale si attende ancora un piano dall’amministrazione «Il fatto che ci siano attività che chiudono rientra in un fenomeno più ampio e complesso che tocca tutte le città di medie dimensioni che non hanno una vera e propria vocazione e devono affrontare il problema della riqualificazione. In più dalle nostre parti c’è un altro elemento non di poco conto da tenere presente: piazza Saffi ha una dimensione tale da renderla una delle più grandi d’Italia – afferma Zambianchi -. Credo sia arrivato il momento di mettere a sistema le buone prassi e scelte intelligenti sulla base di quelle che sono le esigenze di chi abita il centro storico. Ormai, sono tanti gli uffici ma i dipendenti hanno spesso la pausa pranzo per fare una vasca in orari in cui magari i negozi sono chiusi. Penso che si debba provare a sperimentare, partire da questo e poi aggiustare il tiro».

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