Forlì, Ambra Angiolini e Arianna Scommegna in “Il nodo”

Un 8 marzo al femminile, al teatro Fabbri di Forlì: a interpretare “Il nodo” di Johnna Adams (ore 21), sono infatti Ambra Angiolini e Arianna Scommegna dirette da Serena Sinigaglia. Lo spettacolo il 9 marzo sarà al Masini di Faenza (ore 21). In scena, una madre e una insegnante, fra loro l’ombra della tragedia che ha travolto un ragazzo: entrambe le donne ne avevano la responsabilità, entrambe hanno fallito.

«Lo spettacolo mette al centro tanti temi – commenta Arianna Scommegna – in primo luogo il conflitto fra due istituzioni, la famiglia e la scuola, che si contrappongono in maniera molto solitaria e non riescono a incontrarsi. Il filo rosso della comunicazione infatti è interrotto da un grumo, e la metafora del titolo è chiara: esistono conflitti che non possono più essere sciolti, ma solo recisi. E quindi non bisognerebbe mai trovarsi in circostanze tanto estreme. Ma il testo non dà risposte perché non esiste una “regola”. Semmai, cerca di approfondire quali siano le crepe fra i personaggi, e nella loro crisi umana. Allo spettatore, il compito di trovare la chiave».

Quindi un teatro, quello di “Il nodo”, nel pieno della sua funzione sociologica e antropologica.

«Il teatro ti fa trovare davanti a meccanismi che riconosci. In questo caso porta a riflettere sulla delicatezza dell’adolescenza, su quanta fragilità comporti questo momento di transizione».

A cui gli adulti spesso non sanno dare risposte.

«E neppure sanno stare accanto ai ragazzi nel modo giusto, ma non è semplice essere costantemente forti e accoglienti».

Lei infatti impersona il ruolo di una professoressa coscienziosa, ma che ha una sua vita e suoi problemi.

«Ed è un’esperienza forte. Nel rapporto con gli insegnanti mi ero sempre ritrovata dall’altra parte, quindi questo viaggio bellissimo mi ha consentito di spostare il mio punto di vista, e mi ha anche fatto capire quanto giudizio ci fosse in me verso i professori. Certo, la critica deve essere fatta, ma che essa faccia nascere senso di colpa implica che si mettono le proprie paure e se stessi davanti a tutto: e lo fanno sia i genitori che gli insegnanti. Ma il focus devono essere i ragazzi: che hanno bisogno di essere ascoltati, di non essere giudicati immaturi e “sdraiati”».

Poi sullo sfondo c’è una tragedia.

«Davanti a essa, la madre interpone schermi e schemi e la professoressa non può che essere in svantaggio di fronte a tanto dolore. Però, nonostante il fatto che tu, spettatore, daresti senz’altro ragione alla madre, ti rendi conto che in realtà una risposta sola non c’è: nessuno ha saputo vedere, e la colpa di una assunzione di responsabilità fallimentare ricade su tutti. Ce lo dice un testo importate e necessario, come è necessaria, dopo due anni di pandemia, una riflessione aperta sulla famiglia, sulla scuola, che hanno sofferto tanto ma che non hanno ancora fatto il punto sulla propria crisi. Tacere non serve, anzi fa deflagrare i problemi: lo vediamo in questi giorni, a poche centinaia di chilometri da noi».

www.accademiaperduta.it

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