Forlì. Amalia, nata durante il nevone del 2012: “Nella strada verso l’ospedale finimmo nel fossato con l’auto”

La nascita dei figli è il momento in cui, per due persone, la vita diventa favola. E una fiaba lo è dalla mezzanotte e 40 minuti del 2 febbraio 2012, la vita di Amalia e dei suoi genitori Sara Milanesi e Luca Castellucci. Lo è da quell’esatto momento in poi, perché le ore che precedettero il parto di una bellissima bambina di 3 chili, mora e con gli occhi castani, più che una favola, ricordano un film. Con il lieto fine, ovviamente, ma con momenti di assoluta tensione narrativa a scandirne le sequenze. E’ il film di un fiocco rosa sotto la neve. Anzi, sotto il “Nevone del 2012”, un evento che rese il Forlivese simile al regno di Frozen. Una fiaba, appunto. «Veramente, è stato come vivere dentro un film, a volte penso persino che potrei scriverci un libro sulla nascita di nostra figlia – sorride la mamma, Sara Milanesi –. A ripensare alle condizioni in cui è nata, ci siamo detti spesso con mio marito che potevamo chiamarla Bianca, come la neve, però avevamo già deciso per Amalia, che è un nome che ci piace tantissimo».

Il racconto

Riavvolgiamo il nastro. E’ il primo febbraio del 2012, nevica abbondantemente. Sara vive a casa dei suoi genitori con Luca in attesa che sia pronta l’abitazione di Civitella dove, poco dopo, andranno a risiedere. I nove mesi di gestazione sono ormai giunti al termine e Amalia scalpita. E’ la tarda mattinata, tutto è già ricoperto dalla neve e iniziano le contrazioni. «Ci chiediamo subito come fare in quella situazione, ma l’unica possibilità era raggiungere l’ospedale di Forlì in auto – racconta la madre –. Le strade erano quasi impraticabili e, infatti, a Nespoli troviamo un camion intraversato che blocca la circolazione. I vigili urbani riescono a farci passare, ma poco dopo, a San Colombano, ecco un altro camion sulla corsia opposta». E’ grande, ingombrante, Luca sterza verso destra. «La macchina non risponde, siamo finiti nel fossato, capovolti dalla mia parte. Non so quanto profondo fosse, per fortuna era caduta così tanta neve che attutì l’impatto. Certo ebbi un po’ di paura, ma tra i due chi era più teso era mio marito».

(L’articolo completo sul Corriere Romagna in edicola oggi)

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