Forlì, allarme dei sindacati per i licenziamenti

«Con lo sblocco dei licenziamenti verranno colpiti i lavoratori a tempo indeterminato, persone che godevano di un reddito che consideravano stabile, su cui avevano basato il tenore di vita e il mantenimento della famiglia». Dopo il 30 giugno, quando per le imprese di grandi dimensioni termina il divieto di licenziamento, per il segretario generale della Uil forlivese, Enrico Imolesi, rischia concretamente di aprirsi una «crisi sociale». La preoccupazione è condivisa anche da Maria Giorgini, segretaria della Cgil di Forlì, che mette in guardia rispetto all’inasprirsi «inevitabile» del conflitto sociale se non venisse apportata una proroga «almeno fino ad ottobre» al termine del 30 giugno per tutte le aziende (per le piccole e medie imprese, quelle che hanno usufruito della cassa integrazione in deroga, il blocco perdurerà fino al 30 ottobre). Una proroga contro cui la Commissione europea si è già espressa in maniera fortemente negativa. In numeri, «anche se è difficile effettuare delle stime puntuali», sottolinea Giorgini, si tratta di almeno di 1.500 persone che nella provincia di Forlì-Cesena rischiano il posto di lavoro. «E non si tratta di precari – mette bene in evidenza – quelli sono già stati lasciati a casa nel 2020». Alla fine dello scorso anno, infatti, in provincia a 3.755 persone non è stato rinnovato il contratto al momento della scadenza.

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