Forlì-Cesena, 524 gli infermieri non in regola con l’obbligo vaccinale

Si impennano i contagi, crescono in termini assoluti anche i ricoveri legati al Covid nei reparti ospedalieri, e le infezioni salgono anche tra il personale sanitario: 254 i nuovi positivi tra tutti i lavoratori dell’Ausl Romagna solo nell’ultima settimana. Una situazione sempre più problematica per chi è quotidianamente, e ormai da due anni, impegnato a fornire assistenza a malati e persone fragili. Gli infermieri sono in apnea, le loro forze e risorse rischiano di non essere più sufficienti e il sistema collasserebbe se entro le prossime settimane gli operatori che ancora non sono in regola con il ciclo vaccinale completo (anche di dose booster), non si allineassero a chi, invece, lo è.

Solo a Forlì-Cesena, a ieri, 524 dei 3.300 iscritti all’Ordine provinciale delle professioni infermieristiche, non rispettavano le prescrizioni dell’obbligo vaccinale. Rischiano o il prolungarsi della sospensione o un provvedimento in tal senso. «Però in pochi giorni un centinaio di colleghi si è allineato – afferma Marco Senni, presidente dell’Ordine provinciale -. Il 20 dicembre i cosiddetti semafori rossi accesi sulla piattaforma Digital Green Pass, erano 611, ieri 524. Segno evidente che, con grande responsabilità, sta pian piano vaccinandosi chi ancora non aveva provveduto, soprattutto alla terza somministrazione. Lo sta facendo anche chi non aveva completato il ciclo delle prime due ed era stato sospeso in precedenza».

Da fine novembre, infatti, è passato in carico agli Ordini l’atto di accertamento che prima spettava alla Sanità pubblica. Gli infermieri di Forlì-Cesena hanno dapprima provveduto ad accertare la posizione dei colleghi la cui sospensione dal servizio “scadeva” il 31 dicembre. «Nel periodo natalizio abbiamo riverificato lo status di circa 80 di loro, con alcuni che non si erano mai vaccinati che hanno iniziato il ciclo ed altri che hanno ottenuto il green pass, su attestazione del proprio medico, dopo essere guariti dal virus». Solo ieri ne sono stati riammessi 3. Gli altri, che fanno parte dei 524, sono stati rifermati sino al 15 giugno. Sempre che nel frattempo non si mettano in regola come i colleghi cui, in gran parte, manca solo la terza dose. Per questo Senni è fiducioso. «Abbiamo inviato una mail chiedendo a tutti di controllare il proprio stato vaccinale e di regolarizzarlo il prima possibile. Non possiamo certo permetterci di bloccare 500 persone di colpo e per mesi, ma non succederà».

Già, perché la situazione è al limite. Ora. «Non siamo nel 2020, la pressione non è la stessa, ma il prolungarsi dell’emergenza, la difficoltà a vedere la luce in fondo al tunnel, aumenta stanchezza e timori – sospira il presidente dell’Opi -. La nostra capacità di adattarci e renderci disponibili pur con turni massacranti a ogni esigenza, non verrà mai meno, ma ora con infermieri contagiati (7.200 in tutta Italia, ndr.), a casa in quarantena per contatti con positivi, avremmo bisogno di un ricambio che non c’è». Le nuove norme sulla quarantena per i “boosterati” asintomatici – al lavoro facendo un tampone al dì per 5 giorni – aiuteranno a non mandare tutto in tilt, ma il nodo è politico: la dotazione organica. «A fine novembre si sono laureati in provincia una sessantina di infermieri e li abbiamo subito mandati in campo, ma è una goccia nel mare – dichiara Senni -. Il sistema non può più reggersi sullo sforzo di volontà, bisogna formare, assumere, nuove risorse in tutti i servizi e al più presto».

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