Forlì, 30 cuccioli spariti, nei guai un 50enne

Non si sa che fine abbiano fatto una trentina di cuccioli intestati a un pregiudicato forlivese. A cercare di fare luce sull’intricata vicenda, che sembra essere l’ennesimo caso di traffico internazionale di animali, il corpo della Guardia zoofila ambientale. Al termine delle indagini durate alcuni mesi, è stato individuato un forlivese, risultato intestatario dei 30 piccoli quattro zampe, trovato in possesso di una femmina registrata all’anagrafe canina della Regione Lombardia a nome di un uomo di origine argentina, a suo dire a lui sconosciuto, e di un cane maschio di Dogo argentino. Il forlivese, che ha sostenuto di essere all’oscuro di tutto, non avrebbe saputo spiegare dove fossero tutti quei cuccioli aggiungendo di non averli mai visti. Le uniche tracce dei piccoli sono quelle registrate dell’anagrafe canina. Per alcuni di essi, infatti, erano state eseguite delle cessioni in favore di cittadini residenti in Albania e Polonia. A rendere la vicenda ancora più allarmante, il fatto che i cagnolini sarebbero stati allontanati dalle mamme prima dei 60 giorni di vita, termine minimo previsto dalla legge. Da ulteriori approfondimenti è anche emersa la mancanza di certificazione della vaccinazione antirabbica obbligatoria così come dei relativi passaporti necessari per l’esportazione fuori dai confini nazionali. Tanti sono, dunque, gli interrogativi rimasti da chiarire. Secondo quanto ricostruito dal nucleo operativo Cga in collaborazione con l’ufficio Tematiche animali il Comune di Forlì, il servizio veterinario dell’Ausl e il supporto dei Carabinieri della stazione Ronco, si ipotizza che il “regista” del sodalizio sia un 50enne di origini napoletane, facente base in Polonia dove gestirebbe un allevamento di cani, ma residente a Cervia. L’uomo pare essere gravato da precedenti provvedimenti penali anche in materia di animali. Una storia intrecciata che vede anche il coinvolgimento di un veterinario di Ravenna che non sarebbe stato in grado di spiegare né di documentare chi si fosse recato da lui per effettuare le iscrizioni e le cessioni dei cuccioli.

«Vogliamo ricordare che le cessioni non potevano essere comunque effettuate in quanto gli animali risultavano troppo piccoli per essere allontanati dalle madri – sottolineano gli agenti del Cga -. In ogni caso il veterinario avrebbe l’obbligo di segnalare l’accaduto alle autorità in quanto questa evenienza, oltre alla violazione della norma amministrativa potrebbe anche costituire il reato di abbandono di animali dato che il periodo di svezzamento è di fondamentale importanza per l’integrità psicofisica del cane che può essere così gravemente compromessa fino a renderlo un soggetto aggressivo e quindi potenzialmente pericoloso».

La tratta

Quello del traffico dei cuccioli è un vero e proprio business capace di movimentare circa 300 milioni di euro all’anno. I cuccioli dell’Est Europa, acquistati tra i 20 e i 60 euro, sono venduti a prezzi anche fino a 20 volte superiori, una volta “trasformata” la loro origine da est europea ad italiana. Viaggiano in furgoni spesso con passaporti falsi, senza vaccinazioni, quando non nascosti nei bagagliai di autovetture, all’interno di insospettabili borsoni. Viaggi estenuanti, che possono durare anche oltre 12 ore, in condizioni estreme. Se sopravvivono, finiscono per essere venduti, in allevamenti e negozi compiacenti oppure furtivamente fuori dai caselli autostradali e sempre più frequentemente su internet.

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