Fondo Zaffagnini: Classense disponibile

È bello constatare che la Regione Emilia Romagna è attenta anche alle esigenze della Cultura, pure in questo momento difficilissimo per il settore. Così ha ricevuto risposta l’appello lanciato da Giuseppe Bellosi, affinché non vada all’estero l’archivio delle 12mila foto di Giovanni Zaffagnini scattate tra il 1974 e la fine degli anni 90. Un lavoro anche fonografico, grazie alle registrazioni dello stesso Bellosi: una vera “enciclopedia” visiva e sonora delle tradizioni popolari e rurali dell’Emilia-Romagna.

Oggi infatti fa suo questo appello l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori, un manager e ora un amministratore pubblico, che ha fatto parlare di se tutta l’Italia quando era direttore della Reggia di Caserta.

Scrive Felicori: «Da qualche giorno sul Corriere Romagna è nata una discussione sul destino del fondo fotografico e dell’archivio sonoro di Giovanni Zaffagnini, che da trent’anni assieme a Giuseppe Bellosi documenta il paesaggio naturale e umano del suo territorio. Proprio ieri, presentando alla Commissione Cultura dell’Assemblea legislativa il lavoro condotto dall’Ibacn per la tutela e la promozione dei dialetti dell’Emilia-Romagna, abbiamo messo a fuoco l’esistenza di un grande patrimonio di registrazioni sonore che vanno al più presto digitalizzate e messe in rete a disposizione di tutti, per non parlare di quel formidabile bene culturale che sono i nostri anziani, che potrebbero, nell’epoca del podcast, diventare produttori di memoria. Sempre in questi giorni, la stampa regionale segnala come il cinema e la televisione fanno sempre più uso degli archivi di vita familiare (super8, videotape, foto) che da lungo tempo e con capacità visionaria Home Movies raccoglie, salva e propone (e già nel piano della Regione per il prossimo triennio l’associazione bolognese è menzionata come degna di accompagnamento)».

E aggiunge: «È facile immaginare quanti archivi sonori, fotografici, audiovisivi potrebbero diventare patrimonio pubblico se la Regione, con la collaborazione dei Comuni e contando sul mecenatismo di tanti, coordinasse questo progetto. Ho ancora nella memoria il dispiacere per la perdita dell’Archivio Villani, comprato da Alinari, e la soddisfazione per l’acquisto, cui mi dedicai di persona, dell’Archivio Pasquali da parte della Cineteca, che poi proseguì con l’Archivio Camera e altri, integrando il prezioso e ben noto lavoro che l’istituto fa per il cinema».

E conclude: «Sto seriamente pensando di proporre una legge che si prefigga di sviluppare e coordinare un archivio regionale di suoni, voci, immagini, articolato nelle nostre città».

Mentre si annuncia l’inaugurazione della nuova sezione “Dante”, la biblioteca Classense completa il riallestimento e rinnovamento della sezione di saggistica e letteratura a scaffale aperto del primo piano.

Ma il “caso” del giorno” è l’archivio di Giovanni Zaffagnini e Giuseppe Bellosi. In merito alla vendita dell’archivio, si è recentemente espresso il direttore artistico di “Ravenna festival”, Franco Masotti, auspicando che sia una istituzione romagnola, ad esempio proprio la Classense, ad acquisire il fondo, così come ha già fatto con importanti raccolte di opere fotografiche.

Maurizio Tarantino, direttore della Classense: «La mia posizione è molto semplice. Ho verificato e si tratta effettivamente di un archivio fotografico di una certa importanza. Però, come è avvenuto in tanti altri casi, in cui la biblioteca Classense ha acquistato o è stata fatta oggetto di donazione, il primo passaggio prevede che i proprietari del fondo facciano una proposta, ci mettano a disposizione il fondo per prenderne visione. Ci sono una serie di passaggi che non sono stati finora compiuti».

C’è l’interesse della biblioteca nei confronti di questo archivio? «Naturalmente la biblioteca è interessata a prendere in considerazione ma bisognerà che prima qualcuno dimostri che c’è un interesse a che questi fondi vengano in Classense. E finora questa cosa non c’è stata. Nel momento in cui qualcuno si farà vivo con la Classense noi, come sempre, prenderemo in considerazione la cosa».

La biblioteca vanta un importante fondo fotografico: come viene valorizzato? «La biblioteca ha un fondo fotografico di duecentomila tra fotografie, lastre e negativi e molti di questi fondi fotografici noi li stiamo valorizzando, in modo anche molto significativo. Ricordo soltanto che, nella primavera del 2019 noi abbiamo fatto al Mar la mostra delle foto del fondo Arrigo Dolcini. Stiamo molto lavorando su questi fondi, digitalizzandoli, catalogandoli ma anche facendoli oggetto di forme di valorizzazione importanti. Per esempio, nella mostra dantesca “Inclusa est flamma”, molte fotografie presenti vengono dalla Classense. Insomma, da parte della biblioteca c’è una grande attenzione alla fotografia».

Ravenna oltretutto è patria di numerosi fotografi importanti: le due cose sono collegate? «È un fatto un po’ particolare di Ravenna, che, casualmente o forse neanche troppo, è terra di grandi fotografi. Noi ora riapriremo, se diventiamo zona gialla, la mostra di Paolo Roversi, che è un grande fotografo ravennate; abbiamo fatto la mostra di Majoli, altro grande fotografo ravennate. Ma oltre a questi due grandi, Ravenna ha dato i natali a tantissimi fotografi, è una città dove la fotografia è molto presente ed è anche normale che la Classense abbia questo interesse e si proponga come luogo di conservazione e valorizzazione dei fondi fotografici storici della città».

La biblioteca Classense è un caso abbastanza particolare, fra le biblioteche, per il suo patrimonio fotografico? «Sì, è così. Molte grandi biblioteche pubbliche hanno ovviamente fondi fotografici ma non credo di tali dimensioni. La Classense ha circa ottocentomila documenti, tra libri, manoscritti eccetera, e duecentomila fotografie: parliamo circa di un quarto dell’intero patrimonio. Siamo un punto di riferimento».

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