Florim, un ampliamento di oltre 4 ettari che fa discutere

Oltre 4,4 ettari per ampliarsi, è quello che la ceramica Florim intende fare e per farlo chiede alle amministrazioni locali i permessi. E la richiesta, in corso di valutazione, solleva qualche preoccupazione. Il comitato dei cittadini residenti, costituitosi dal 2018, dopo che con l’ampliamento del 2016 dal 2017 erano iniziati i primi problemi di convivenza si dice preoccupato, «perché partiamo da una situazione annosa di altri problemi irrisolti – sottolinea il portavoce del comitato Cittadini Borgata Chiavica, Gabriele Marani –. Certo nessuno è contro l’azienda, ma chiediamo solo il rispetto delle regole per non intaccare la qualità della vita di chi vicino all’azienda ci vive ed ha la propria casa. Un ulteriore allargamento di questa portata temiamo che non faccia altro che acuire quei problemi che al momento non hanno trovato risposta soddisfacente».

Interrogazione in Regione

Ad accendere l’attenzione sul problema è la consigliera Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde e vicepresidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna che proprio in questi giorni ha depositato un’interrogazione con la quale chiede «se la Regione sia coinvolta nell’iter autorizzativo per la realizzazione da parte dell’azienda ceramica Florim di un nuovo piazzale di stoccaggio di 4,4 ettari su terreni agricoli». Mentre alla stessa Florim, Europa Verde chiede di impegnarsi «più a fondo per eliminare gli impatti negativi su ambiente e salute denunciati da tempo dal Comitato dei cittadini residenti nelle zone limitrofe all’impianto in comune di Mordano».

La Florim Spa è un’azienda leader mondiale nella produzione di superfici ceramiche e a Mordano ha un importante sito produttivo di 58.000 metri quadrati. Col potenziamento degli impianti nel 2017, sono emerse diverse problematiche denunciate dai cittadini e confermate dalle rilevazioni di Arpae: forte rumore, vibrazioni da basse frequenze su infissi interni ed esterni alle abitazioni limitrofe, cattivi odori, ricaduta di polveri nelle aree vicine allo stabilimento, nel fosso di scolo retrostante la fabbrica, si sono aggiunti problemi di sversamenti di acque contenti polveri di lavorazione, dopo le piogge. «Di recente l’azienda ha manifestato l’intenzione di ampliarsi ulteriormente su terreni attualmente agricoli acquistati nell’ottica di realizzare un piazzale di stoccaggio di 4,4 ettari che, secondo la proprietà, sarebbe funzionale all’attività produttiva e renderebbe la logistica interna più efficiente, moderna e sicura –sintetizza la consigliera Zamboni –. Il Comitato ha espresso forte preoccupazione e si è mobilitato per chiedere di fermare questo progetto, che definisce “di cementificazione di dimensioni inaccettabili“ e che comporterebbe un ulteriore aumento di movimentazione di materiali, di polveri, di rumore ed un incremento di mezzi pesanti e relative emissioni di gas di scarico. Faccio mia questa preoccupazione».

Quella che Europa Verde vorrebbe evitare, è «una dannosa e perdente contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute» e sollecita quindi l’amministrazione regionale a mettersi in moto «sollecitare un costante monitoraggio del rumore e della qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua nella zona interessata dalle attività di questa impresa, al fine di garantire il rispetto dei limiti di legge, assicurando la coesistenza tra l’attività produttiva e le esigenze dei residenti». Interpellata in merito l’azienda ha preferito non rispondere se non per dire che manterrà il dialogo non su organi di stampa ma con le amministrazioni locali e i cittadini.

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