Fitch conferma il rating per San Marino: BBB-

Fitch conferma il rating per San Marino: BBB-

SAN MARINO. «Fitch riconosce nel livello del Pil pro-capite sammarinese, ovvero nel mantenimento di una elevata capacità di spesa interna, – si legge in una nota della segreteria alle Finanze – nell’ampio surplus commerciale e nella stabilità del sistema politico, i punti di forza del sistema sammarinese». Lo sottolinea una nota della segretaria alle Finanze, nell’annunciare che l’agenzia Fitch, venerdì scorso, ha mantenuto il rating BBB- dell’ultima valutazione, a conferma di una sostanziale tenta del quadro macroeconomico della Repubblica. Fitch conferma anche che la crescita del Pil sammarinese sarà ancora contenuta, attorno allo 0,9 per cento nel periodo 2019-2021: nel 2018 era stato nell’1,1%. La segreteria alle Finanze non aggiunge commenti, e riporta fedelmente quanto scritto dall’agenzia sulla previsione del debito pubblico «previsto in tendenziale crescita: dal 32.3% di fine 2019 (nel precedente report si stimava avrebbe raggiunto il 34,9%) le stime arrivare al 63,1% del Pil a fine 2022».

Nella sua valutazione Fitch riconosce una sostanziale sostenibilità dei conti dello Stato, ma con la previsione di un aumento del deficit che si potrebbe attestare intorno all’11% nel 2021. Il debito pubblico è previsto in tendenziale crescita: dal 32,3% di fine 2019 è stimato al 63,1% del Pil a fine 2022. Tra le criticità pesa quella legata al sistema bancario gravato da un eccessivo livello di NPL, salito al 58% (contro il 53% dello scorso aprile), dopo l’emersione di ulteriori posizioni in una banca, e per il quale risultano non sufficienti le azioni correttive introdotte, la limitata capacità amministrativa legata alle piccole dimensioni del Paese  e la forte dipendenza dall’evoluzione dell’economia italiana. Di grande importanza per l’economia sammarinese viene valutata da Fitch la conclusione dell’Accordo di Associazione con l’Unine Europea, che consentirà l’accesso alla liquidità dell’Eurosistem, oltre all’acquisizione del cosiddetto passporting che permetterà alle banche domestiche di operare in tutta Europa.

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