Fipe confcommercio: «Bar e ristoranti sono in una palude»

A sei mesi circa dalla manifestazione “SiamoATerra” che vide  partecipazione di migliaia di imprenditori in 24 diverse città italiane, fra cui piazza Maggiore a Bologna dove manifestò anche una nutrita delegazione di titolari cesenati di pubblici esercizi, Fipe-Confcommercio, Federazione italiana dei Pubblici Esercizi, torna in piazza per dare coralmente volto e voce all’esasperazione di un settore in ginocchio.
“Mentre, ad ottobre, il disagio era stato espresso apparecchiando simbolicamente tavole vuote nelle piazze d’Italia – informano i presidenti di Fipe Confcommercio cesenate Angelo Malossi (baristi) e Vincenzo Lucchi (ristoratori), per martedì13 aprile è stata convocata a Roma l’assemblea straordinaria della Federazione per chiedere direttamente al governo, e alla politica in generale, un impegno preciso: una data della ripartenza e un piano per farlo in sicurezza. Sarà una forma di protesta ordinata e costruttiva, coerente con lo stile di una federazione che ha sempre cercato un confronto con le istituzioni, rifuggendo populismi, polemiche e strumentalizzazioni e che oggi vuole dare un altro segnale forte”.

Imprenditori associati a Fipe Confcommercio Cesena a Bologna nell’ottobre scorso


“Da mesi Fipe – proseguono Lucchi e Malossi –  diffonde incessantemente la voce e i bisogni delle imprese del settore sui media, presso le istituzioni e sui territori-. Sentiamo però la responsabilità di dare un segnale forte e pubblico davanti all’ultimo decreto del Governo che rinvia nuovamente la riapertura dei ristoranti e dei bar ad eventuali decisioni del Consiglio dei Ministri. Non si può continuare a lanciare la palla in avanti, perché le imprese non sono in un campo di gioco, ma in una palude, dove sprofondano ogni giorno di più, mentre gli indennizzi non bastano certamente a risollevarle. L’incertezza ha ormai un peso economico e psicologico insostenibile per decine di migliaia di imprese serie che hanno bisogno di programmare per tempo la loro attività. Possiamo riaprire ed assumerci l’impegno di farlo in sicurezza, tra distanziamenti e rafforzamento dei protocolli. Viceversa, senza prospettive certe e credibili e lo sforzo di costruire insieme una soluzione, si finisce nel caos”.

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