Fipe Cesena: “Senza cassa integrazione troppe imprese sono a rischio”

Il settore della ristorazione rischia anche nel territorio cesenate un gravissimo depauperamento dei quadri dei dipendenti che produrrà un enorme indebolimento strutturale del settore e delle imprese.

Lo denuncia Angelo Malossi, presidente Fipe-Confcommercio cesenate. “Lo scenario che si è venuto a creare – spiega Malossi – dipende dall’esaurimento degli effetti della Cassa integrazione Covid, scaduta lo scorso 31 dicembre e che, se non prorogata, rischia di generare gravi ripercussioni sulla tenuta occupazionale del settore, a fronte del perdurare delle difficili condizioni sanitarie causate dalla pandemia. Migliaia di posti di lavoro sono a rischio, dunque, e l’ulteriore dispersione delle competenze presenti nel comparto, già messo a durissima prova da due anni di pandemia. Ci sono già molti casi, nel nostro territorio, di addetti che, vista la situazione precaria e l’esaurimento della cassa integrazione si sono riconvertiti e si stanno riconvertendo in altri ambiti, come le naturali difficoltà che si vengono a creare”.

“La richiesta di ulteriori 13 settimane di cassa Covid  avanzata da Fipe – prosegue il presidente Malossi – riguarda soprattutto quelle attività che più di altre stanno subendo le conseguenze delle limitazioni e dall’incertezza creata dal risalire della curva dei contagi. In sofferenza ci sono i pubblici esercizi presenti, le attività di catering e banqueting, legate a cerimonie ed eventi, la ristorazione collettiva, penalizzata anche dal massiccio ricorso allo smart working, e quella commerciale, svolta soprattutto lungo gli accessi turistici del Paese: aeroporti, stazioni ferroviarie, aree di servizio autostradali. A queste fattispecie si aggiunge la drammatica situazione delle discoteche e dei locali di intrattenimento ad oggi nuovamente chiuse, e le difficoltà delle sale gioco lecito, pesantemente colpite dalle misure di restrizione. Inoltre, per la ripartenza dello smart working, anche i normali flussi dei pendolari si stanno riducendo notevolmente nella ristorazione commerciale”.
“La Fipe Confcommercio – aggiunge il presidente Malossi – chiede queste misure urgenti per evitare dolorose iniziative di “legittima difesa” che porterebbero a licenziamenti e a drastiche riduzioni di posti di lavoro, con gli annessi problemi sociali e le prospettive per un settore strategico per l’economia del Paese e del territorio. È indispensabile, invece, preservare le competenze professionali del settore per consentire la ripresa delle attività in sicurezza quando questa fase critica sarà superata. Si tratta di una emergenza  che ancora ho l’impressione non venga compresa nella sua drammaticità. Ne va dei posti di lavoro e della sussistenza stessa delle imprese. Ribadisco: già ci sono fuoriuscite dal settore nel Cesenate da parte di dipendenti che si ricollocano, e c’è il rischio di un esodo che metterebbe ko le imprese. Si intervenga prima che sia troppo tardi”

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