Fiorenza e la sua passione: un vita tra le trote

Ha cominciato a fare questo mestiere nel secondo Dopoguerra. Era la fine degli anni Cinquanta quanto Fiorenza ha iniziato la sua vita tra le trote dell’Appennino Casentinese. Oggi ha 81 anni e quelle vasche dell’impianto di troticoltura, in mezzo ai boschi del Comune di Castel Focognano, sono la sua vita. Qui ha imparato il mestiere, seguendo quanto facevano il padre e i fratelli. Alla sua età, vive sola, e continua a occuparsi con passione della riproduzione, della crescita e della cura di migliaia di esemplari. Solo nel 2021 ne sono passati 600mila sotto i suoi occhi. «Se piove, anche alle 2 o alle 3 di notte, guardo apro e controllo le trote. Poi rivado a letto e alle 5 mi rialzo – spiega – Torno a lavorare verso le 7, ricontrollo le griglie, levo lo sporco, torno a casa e prendo il caffè». Questa è un po’ la sua ricetta della longevità. Nonostante l’età, le incertezze normative e le complessità che hanno accompagnato il passaggio di competenze dalla Provincia (proprietaria dell’impianto) alla Regione (a cui sono passate le responsabilità della gestione della fauna ittica), è andata avanti. La sua storia è stata raccolta e censita nel corso della compilazione del “quadro conoscitivo” del contratto di fiume Casentino H2O, una delle tappe obbligate del percorso partecipativo promosso dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno sul tratto iniziale dell’Arno: documento che sarà presentato a breve. La sua è una vita basata sulla sostenibilità. «Queste trotine passano tutte dalle mie mani – dice Fiorenza Mascalchi – Quando è il momento le ‘spremo’, senza tecniche invasive, per ricavare le uova da fecondare.

Come faccio? Semplice. Ci parlo e loro si calmano tra le mie mani. Nel 2021 sono nati così oltre 600.000 avannotti. Per me sono come figli. Quando me li portano via ci sto male». «Se a Pratovecchio Stia ci sono giovanissimi imprenditori che hanno sfidato tutto per rimanere aggrappati al loro territorio creando l’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio, a Castel Focognano c’è Fiorenza: un esempio di forza, coraggio e determinazione», commenta la presidente del Consorzio di Bonifica Serena Stefani. «Gli impianti di acquacoltura – aggiunge – sono preziosi protagonisti del Contratto di Fiume Casentino H2O e rappresentano un ponte tra tutti i Contratti di Fiume, avviati nel comprensorio dal Consorzio di Bonifica», prosegue. «Il Casentino ha diversi impianti di acquacoltura, ognuno con le sue caratteristiche, ma tutti incentrati sulla valorizzazione del territorio, delle sue bellezze e dei prodotti ittici di qualità – commenta Eleonora Ducci, presidente dell’Unione dei Comuni montani del Casentino, un raggruppamento di 9 realtà in Provincia di Arezzo proprio a confine con la Romagna – Rappresentano un importante esempio di presidio del territorio perché si trovano tutti in zone montane, in zone che, nel tempo, sono state oggetto di spopolamento. Sono un vero e proprio baluardo nelle nostre montagne e lungo i nostri corsi d’acqua. Confermano l’attaccamento delle comunità per il loro territorio. L’esempio di Fiorenza è emblematico. Questa donna che, in modo stoico, da sola, continua a presidiare un impianto così importante, ancora di proprietà pubblica. Proprio per questo un simbolo di presidio del territorio non solo delle comunità ma anche delle istituzioni».

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