È una realtà drammatica quella degli allestitori di fiere ed eventi che, dopo il lockdown della scorsa primavera, con l’intervallo estivo in cui non si sono tenute grandi manifestazioni, iniziavano a rimettersi al lavoro proprio nelle ore in cui il governo ha varato una serie di nuovi provvedimenti che hanno bloccato il settore.

Una realtà che Katia Celli, ceo della Fontemaggi Allestimenti di Rimini, azienda che conta circa 60 dipendenti e che lo scorso anno aveva fatturato 11 milioni di euro) conosce bene: “Noi perderemo tra l’80 e il 90%, in questo 2020, e non è che possiamo contare su una ripresa per il 2021 che, almeno per i primi 6 mesi non promette niente di buono. Certo, non stiamo con le mani in mano e ci siamo dati da fare in questo periodo producendo arredi per mostre e musei, ma si tratta di una goccia nel mare che serve più a tenere alto il morale dei nostri dipendenti. E pensare che eravamo pronti a ripartire: stavamo allestendo Ecomondo quando il governo ha varato il decreto che, annullando le manifestazioni fieristiche, ci ha di fatto tagliato nuovamente le gambe”.

Sandro Stipa, presidente di Asal Assoallestimenti, l’associazione che riunisce centinaia di imprenditori di uno dei settori maggiormente colpiti dalle misure di contenimento dei contagi da Covid-19 afferma: “Sono oltre 120mila le famiglie dei lavoratori del settore degli allestimenti di fiere ed eventi che rischiano di trovarsi in mezzo a una strada. Una situazione drammatica, impensabile anche solo pochi mesi fa. 120mila famiglie alle quali, come stiamo cercando di dare una risposta di concerto con il governo. Una risposta che possa restituire loro il sonno e la tranquillità che solo un lavoro stabile può dare”.

“Ricevo quotidianamente richieste di aiuto dagli associati – prosegue Stipa – imprenditori che non vedono un soldo in cassa da febbraio e che, aspetto ancor più grave, non hanno prospettive di vederne ancora per molti mesi dal momento che anche per il primo semestre del 2021 la situazione non lascia ben sperare. La disperazione di queste persone, preoccupate non solo per la loro azienda, ma anche, e forse soprattutto, per i dipendenti, ha raggiunto davvero livelli inimmaginabili”.

Il solo settore degli allestimenti fieristici valeva 1,5miliardi di euro, l’80% dei quali, in questo 2020 è andato in fumo. Per trovare, il più velocemente possibile, risposte concrete, Asal, assieme ad altre associazioni del comparto fieristico, ha preso parte, e continuerà a farlo, a un tavolo di confronto con le istituzioni. “Il rischio, ben più che ipotetico, che corriamo è quello di lasciare sul campo, una volta sconfitta la pandemia, tre quarti delle nostre aziende e con esse decine di migliaia di famiglie, con un danno umano ed economico enorme” conclude Stipa.

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