Fiera agricola del Santerno, la campagna arriva in città

Quando nacque dieci anni fa, la Fiera agricola del Santerno accendeva una luce sul rapporto stretto fra campagna e città che, pur caratterizzando ancora molta parte dei territori dell’Emilia-Romagna, è sempre a rischio di erosione, scalzato da scelte di consumo dettate dalla fretta e dalla scarsa conoscenza. A riportare un po’ di equilibrio e consapevolezza sulla scelta del cibo che si porta in tavola, paradossalmente, hanno influito positivamente questi due anni di pandemia, con mense, ristoranti e locali preclusi, le restrizioni di movimento anche a fare la spesa. Questa nuova edizione della Fiera del Santerno che ritorna post Covid dopo due anni di fermo obbligato, in un certo senso riprende il filo del discorso, ma forse da un passo avanti rispetto a quello in cui si era fermata. Perciò sono attese alcune decine di migliaia di persone nei tre giorni, dal 17 al 19 giugno prossimo nel parco Sante Zennaro, un pubblico interessato a capire ancora qualcosa di più del proprio cibo.

Il grande mercato agricolo

A testimoniare cosa offre il territorio ci pensano i banchi di una quarantina di agricoltori, casari, allevatori, con frutta, verdura, salumi e tanto altro dove poter fare una spesa veramente di territorio. Sarà presente anche la mostra mercato del florovivaismo, l’esposizione di macchine e attrezzature agricole.

Laboratori

Sono tanti i laboratori per bambini e non solo, per mettere “le mani in pasta”, per riconoscere prodotti di stagione con quello dedicato ai sapori dell’orto, o per capire come nasce il cibo, o come sia una ricotta o una sfoglia, un biscotto o piadina al testo, in questo caso da non perdere “Cinquanta sfumature di piada” (domenica ore 16.30), disfida fra le diverse piadine di Romagna, a cura della Condotta Slow Food e Mercato della Terra di Imola. Ampio spazio anche al Consorzio dello Scalogno di Romagna Igp che organizzerà uno show cooking con degustazione (sabato alle 18.30), dal titolo “C’è Scalogno e Scalogno di Romagna” Igp”, con l’agrichef del podere san Giuliano di San Lazzaro di Savena Federica Frattini.

Dall’aia alla stalla

Sia per il lavoro nei campi che per una alimentazione onnivora, gli animali sono parte essenziale del mondo agricolo. La parte zootecnica della Fiera agricola del Santerno è stata quindi sempre molto ampia e questa volta lo sarà ancora di più, con la partecipazione di molte associazioni di allevatori, dal pollo romagnolo, alla bovina romagnola. Un particolare approfondimento, anche gastronomico, è dedicato a “ri-conoscere il vitellone Bianco dell’Appennino centrale”, un percorso di analisi sensoriale sulla carne bovina attraverso le valutazioni visive e degustative di diversi tagli di diverse razze (prenotazione obbligatoria allo stand direzione Fiera: 25 posti disponibili sabato, alle 17 e 25 posti domenica stessa ora). Il secondo momento è costituito da uno show cooking con degustazione delle carni del vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp – Razza Romagnola (sabato e domenica alle 18.30). La salvaguardia di alcune razze autoctone a rischio estinzione come questa, infatti, passa a volte anche dalla scelta dei consumatori di prediligere la scelta delle loro carni ad altre, facendo sempre attenzione ai metodi di allevamento rispettosi dell’animale e dell’ambiente. La Fiera sarà aperta venerdì 17 giugno dalle 18 alle 23; sabato 18 giugno dalle 9 alle 23 e domenica 19 giugno dalle 9 alle 21. L’ingresso è gratuito. Il programma completo della Fiera è sul sito del Comune di Imola e sulla pagina Facebook dedicata.

A tavola con le sagre.Mantenendo un perfetto spirito agreste, in questa manifestazione non si ricorre ai consueti chef, il menù della Fiera è affidato infatti ai comitati delle sagre del territorio imolese.
Il che renderà possibile scoprire la secolare storia della polenta di Tossignano preparata dal Gruppo Polentari e l’usanza legata al Carnevale di regalare ai borghigiani piatti abbondanti di maccheroni al ragù, grazie all’Antica Società Maccheroni di Borgo Tossignano. Una vera prelibatezza, che si mangia per tradizione il Lunedì dell’Angelo, ma che oggi per la fortuna dei golosi può essere mangiata ben più spesso, è la piè fritta. Una delle tante declinazioni emiliano romagnole che altrove chiamano gnocco, crescentina, ficattola, con le dovute differenze da considerare però. La piè fritta, lo dice il nome, è impasto di piadina, che nell’Imolese accoglie anche un po’ di lievito, stesa sottilissima, tagliata a losanghe e fritta, in origine nello strutto, dall’ Associazione Sagra della Piè Fritta di Fontanelice. Un’altra specialità dell’Imolese, per quanto sarà eternamente contesa con la vicina Lugo, è il garganello, ovvero il “maccherone nel pettine” e anche a questa pasta è dedicata una Festa del Garganello annuale. Avranno il loro stand anche le Pro Loco Belvedere e di Mordano, mentre la Coop Clai (sabato e domenica) presenta una proposta che ammicca alla moda e propone l’ “Happy Pokè Clai”. Per bere, c’è l’Osteria dei Colli d’Imola: le cantine vinicole della Doc Colli d’Imola presentano l’eccellenza delle produzioni vitivinicole del territorio. Ma ci saranno anche cinque birrifici agricoli e artigianali e per il dessert tre gelaterie.

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