Il recente caso diventato virale sul web, dove una donna, che aveva abortito in un ospedale di Roma, racconta di aver poi scoperto che, senza il suo consenso, il feto era stato seppellito in un cimitero (con una croce di legno con il nome e cognome della donna) ha destato l’attenzione sulla questione sui cosiddetti “cimiteri dei feti”. È servita una piccola indagine per capire come a Cesena, ed in base a quali regole, consuetudini o eccezioni, avvenga solitamente la sepoltura di feto o dei prodotti del concepimento.

Cosa dice la legge

In Italia dal 1990 la sepoltura di feti e prodotti del concepimento è consentita per legge, stabilendo e tutelando la libertà di scelta indipendentemente dall’età gestazionale. Il Dpr 285 sul regolamento di polizia mortuaria fa tre distinzioni: nati morti, prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina, e prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane. Per i primi e i secondi si stabilisce l’obbligo di sepoltura, per i terzi si dice che la sepoltura è facoltativa e avviene su richiesta, da farsi entro le 24 ore dall’aborto. La sepoltura dopo un’interruzione di gravidanza, resta una scelta personale: che ha a che fare con il lutto, con il proprio modo di elaborarlo, e spesso con il proprio credo religioso.

In città

Quando una donna o dei genitori si presentano all’Asl per un’interruzione di gravidanza, al momento della visita vengono informati che esiste la possibilità di poter scegliere, tramite modulo di consenso, se volersi far carico del seppellimento o cremazione tramite una ditta scelta, oppure se non volersi far carico del seppellimento. In questo caso due opzioni: affidare il compito ad un’organizzazione, che a Cesena dal 2013 con accordi presi di volta in volta e dal 2018 con una convenzione, è la diocesi di Cesena Sarsina in collaborazione con la papa Giovanni XXIII, che si fa carico gratis e nel rispetto della privacy del trasporto e seppellimento.

La seconda chance è non voler procedere al seppellimento «Nel qual caso – come spiegano dalla direzione sanitaria del Bufalini – come per tutti i particolari rifiuti speciali, l’Azienda provvede a chiudere i prodotti abortivi in contenitori a tenuta stagna ed ad inviarli all’inceneritore».

Quasi sempre viene scelto il seppellimento.

Il servizio offerto dalla Diocesi

«Questo servizio della Diocesi – racconta Gino Della Vittoria – è partito nel 2013 e da allora siamo arrivati a 120 creaturine portate al cimitero monumentale, nell’area dedicata alla sepoltura dei bambini. La tumulazione avviene in maniera anonima e nel totale rispetto della privacy della donna o dei genitori ed il consenso firmato resta anonimo. A noi viene dato un numero identificativo, poi il numero della cartella clinica e non sappiamo se si tratti di un aborto volontario, spontaneo o terapeutico. Questo numero viene apposto sulle cassettine di legno, che provvediamo a fornire, e segnato nel registro del cimitero. Prima della sepoltura in chiesa teniamo una funzione religiosa, alla quale a volte partecipano anche le famiglie, e poi accompagniamo le cassetine nell’area cimiteriale preposta. Qui ad ogni fossa è assegnato un numero di sepoltura stampato in una targa posta dietro alla croce di legno che viene messa sulla tomba. Le croci sono tutte anonime, tranne quelle dove gli stessi genitori hanno voluto mettere un nome. Così se una mamma vuole in seguito sapere dove è sepolto il suo bambino può rivolgersi alla direzione del cimitero e col numero nosologico risalire alla tomba».

Trasporto

Il trasporto viene fatto grazie alle pompe funebri Stanghellini «Che – continua Della Vittoria – a titolo gratuito si è offerta di dare il servizio. Andiamo la mattina alle 8 alla camera mortuaria a ritirare le cassettine prima dell’apertura al pubblico. Quando c’è il seppellimento da parte della Diocesi c’è anche una funzione religiosa: è implicito che le madri lo sappiano dato che noi siamo una realtà cattolica».

L’area dedicata al cimitero

Nei pressi della cappella del cimitero, accanto all’area dedicata alle suore, si trova l’area dei bimbi. Qui vengono inumati i bimbi, i nati morti, i feti ed i prodotti abortivi. Fra gli addetti ai lavori viene chiamato il “campo degli angeli” e la direzione del cimitero urbano da qualche tempo ha scelto di dare una sepoltura più dignitosa e più consona a proprio ai feti e prodotti abortivi. «Negli anni passati le cassettine venivano seppellite una accanto all’altra – spiegano dalla direzione del cimitero – Questo rende il lavoro di manutenzione e sfalciatura difficile e quindi sono più a rischio d’incuria. Inoltre fra di esse vi sono anche le file delle tumulazioni degli arti superiori ed inferiori amputati, che abbiamo intenzione di spostare tutte al campo 1 così da dedicare quest’aera solo ai bimbi ed ai prodotti abortivi. Con le ultime 12 tumulazioni fatte da poco, abbiamo deciso di mettere le fosse distanziate un metro l’una dall’altra, così si ha un campo a raso con croci di legno che ci vengono fatte e donate da un signore anziano. Dietro c’è un cippo identificativo col numero di sepoltura, che si rifà al numero nosologico. Le croci sono semplici ed anonime. Solo se i genitori vogliono mettere una targhetta con il nome oppure fare anche una copritomba lo possono fare. Prima del lockdown la Diocesi veniva dalle 4 alle sei volte ogni due mesi a portare le cassettine coi prodotti abortivi. Ora viene una circa volta al mese».

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