Festa della mamma in casa di riposo, da un anno senza carezze

RIMINI. «È dal marzo del 2020 che non posso sfiorare nemmeno la mano della mia mamma». È una constatazione amara e piena di tristezza quella della cattolichina Nadia Arcangeli. La sua è una storia simile a tante altre: un parente caro, in questo caso la mamma, vive all’interno di una struttura residenziale, dove viene accudito e curato e può ricevere le visite degli affetti. Poi arriva la pandemia di Covid-19 e spazza via ogni certezza. «Da più di un anno vedo mia mamma praticamente solo in video – spiega la signora Arcangeli -, solo la scorsa estate, tra luglio e settembre, l’ho potuta vedere una volta a settimana e sempre a due metri di distanza». Naturalmente, non si chiedono scambi di baci o aperture indiscriminate, «ma con prudenza, con un tampone negativo, coi guanti e la mascherina – commenta Arcangeli -, non vedo quali elementi oggettivi ci siano che dicono che accarezzare la mano della mia mamma aumenterebbe il rischio di contagio». È da tenere conto anche che la madre di Nadia Arcangeli, come la maggior parte dei degenti nelle Rsa, ha già ricevuto entrambe le dosi di vaccino. Dopo questi mesi di attesa, impiegati appunto per consentire alle strutture di vaccinare e mettere in sicurezza i propri ospiti e operatori, qualcosa sembra muoversi. «Mi è stata data la possibilità di vedere finalmente mia mamma non in video, ma di persona, anche se separate da un plexiglass» spiega infatti Arcangeli. A fare rabbia non è tanto la gestione dei degenti e delle visite, quanto la discrepanza con quello che viene dichiarato pubblicamente e la realtà vissuta da tante famiglie. «I politici – sottolinea Nadia – dicono che le Rsa sono aperte, ma non è così. Molti vivono completamente reclusi da più di un anno. Dicono che c’è impegno, ma ancora le strutture aspettano le linee guida». Regole e protocolli potrebbero arrivare presto grazie agli incontri con la Regione e l’ordinanza ministeriale firmata ieri da Speranza. Oggi però tante mamme come quella di Nadia passeranno la loro festa lontane dai loro figli a causa della pandemia. «Nelle tre strutture in cui è stata mia mamma ho sempre trovato persone che l’hanno accudita con rispetto e cuore – conclude Nadia Arcangeli -, ma per anziani e malati come mia mamma la stimolazione emotiva è fondamentale. E manca da più di un anno».

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