Ferruccio Castronuovo, il “doppio” di Fellini: l’intervista

Ferruccio Castronuovo, sui set di Fellini come suo doppio: «Con me scoprì anche le nuove matite che userà per i suoi disegni».

Gli diceva Fellini: «Il film lo faccio io, tu fai tutto il resto». Federico Fellini e il suo doppio. Ferruccio Castronuovo lo è stato per almeno una decina di anni. L’uomo che sui set de Il Casanova, La città delle donne, E la nave va e poi Ginger e Fred, “pedinava” la troupe, osservava «attraverso il buco della serratura» il maestro al lavoro, per realizzare degli special sui film in lavorazione.

«Mi feci riconoscere i diritti dalla produzione e quindi tutto il girato è ancora nella mia disponibilità» racconta il regista, originario della Puglia, classe 1936, che lo scorso 17 novembre è stato a Rimini per ricevere il Premio Felliniano nel mondo assegnato da “Amarcort film festival”.

Le luci della ribalta per Ferruccio Castronuovo sono arrivate nell’ultimo anno grazie a Fellinopolis, il documentario di Silvia Giulietti uscito nel 2020, anno del centenario del maestro riminese. È nelle sue mani che il collaboratore di Federico Fellini ha voluto consegnare il prezioso materiale consentendone così una nuova “pubblicazione”. Solo dello special de Il Casanova si sono perse le tracce. «Quello finì negli Usa. È rimasto nei magazzini della Universal e lo stiamo ancora cercando» rivela.

Castronuovo, come fu che Fellini arrivò a lei?

«Mi ero fatto conoscere come operatore, lavorando per Pasolini, Moravia, Scola.. Nel 1968 con la mia macchina da presa 16mm filmai gli scontri tra studenti e polizia di Valle Giulia a Roma. Andai anche a Parigi a riprendere il Maggio francese. I miei servizi furono presi anche dalla Rai. Mi ero fatto un nome nell’ambiente ed è stato così che mi venne a cercare un produttore americano per fare lo special sul Casanova. Pensavo fosse uno scherzo. Fellini l’avevo già conosciuto andando sul set di Amarcord perché ero amico dell’aiuto regista Maurizio Mei. Speravo già allora che succedesse qualcosa ma invece niente».

Dopo “Il Casanova” fu chiamato per “La città delle donne”.

«La cosa curiosa è che avevo letto su Paese sera che Fellini stava per iniziare a girare il nuovo film a Cinecittà. La notte sognai alcune immagini che poi furono realizzate davvero: la donna mongolfiera, il taboga (il grande scivolo, ndr). Non ho quasi il coraggio di dirle queste cose… Ma è come se Fellini pensando di chiamarmi in qualche maniera inconscia mi abbia trasmesso le immagini. Feci dei disegni di quello che avevo sognato e li portai a Fellini».

E lui cosa disse?

«Mi guardava strano, mi chiese come avessi fatto. Poi mi chiese con cosa avevo fatto quei disegni e di lì è successo che gli ho fatto scoprire i pennarelli che di lì in avanti avrebbe usato anche lui per i suoi disegni. Erano le matite Caran d’ache, tutt’ora in commercio. Erano molto particolari, con la punta che si modificava a seconda del tocco».

Perché anche lei nasce disegnatore, giusto?

«Esatto, ho iniziato con Pino Zac, l’inventore di Gatto Filippo su Paese sera. Io lo annerivo. Disegnavo anche per Il travaso, dove avevano lavorato anche Fellini e Scola».

Torniamo al lavoro sul set. Con le femministe come se la cavò?

«Loro erano diffidenti. Non capivano dove Fellini volesse andare a parare. Io andavo sempre in giro a cercare qualcosa da raccontare. Un giorno nei corridoi mi imbattei in Carmen Russo, all’epoca giovanissima, vestita con una tuta militare. Ha saputo che stavo nei paraggi, aprì la porta del camerino ed era nuda. Le diedi appuntamento per il giorno dopo alla piscina di Cinecittà per intervistarla. Quel materiale fu visto alla Rai da Emilio Ravel che la chiamò per fare Colosseum e da lì partì la sua carriera».

Sui set di “E la nave va” e di “Ginger e Fred” invece come andò?

«Per E la nave va feci anche il fonico. Avevo fatto comprare un microfono direzionale particolare. Ho più di sessanta nastri registrati, con il suono originale. Sul set di Ginger e Fred invece girai anche delle scene vere con il direttore della fotografia Tonino Delli Colli. Avevo dimestichezza con la macchina da presa e mi veniva riconosciuto. In Ginger e Fred Fellini mi fece anche recitare in un piccolo ruolo, a fianco di Giulietta Masina: faccio l’assistente di studio che le parla di una donna che assomiglia alla regina Elisabetta».

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