RIMINI. «A maggior ragione mi sono stupito di veder riaffiorare, come un manoscritto in una bottiglia, questo racconto lungo che è un grazioso documento di rara preziosità: niente meno che la prima idea-soggetto di Giulietta degli Spiriti». Il manoscritto in una bottiglia – per dirla con le parole del biografo ufficiale di Federico Fellini, Tullio Kezich – continua a viaggiare. Dal testo, al film, al teatro.
Il libretto
“Giulietta” di Federico Fellini è un libretto di poco più di un centinaio di pagine, edito dal Melangolo nel 1994. Contiene un racconto scritto a quanto pare di proprio pugno dallo stesso Fellini, primo abbozzo di quello che sarà il film successivo a “8 ½” e il primo lungometraggio a colori del regista, uscito nel 1965. Una rarità: perché per trovare qualcosa di analogo, ovvero un testo scritto in forma narrativa dal Fellini regista, occorre andare al “Viaggio di Mastorna”, che poi fu il grande progetto di film rimasto incompiuto.
Il manoscritto in bottiglia
La prima pubblicazione di questo testo semi-sconosciuto è del 1989 e avvenne in tedesco, da parte della casa editrice svizzera Diogenes Verlag, il cui editore, Daniel Keel, era anche amico di Fellini.
Tullio Kezich, espresse la propria sorpresa quando scrisse l’introduzione all’edizione italiana, apparsa dopo la scomparsa del regista riminese, oggi pressoché introvabile: «Perché il regista non me lo fece mai vedere?» si chiese. Interrogativo che resta senza risposta, come quello sul perché Fellini «volle pubblicare questo soggetto a preferenza di altri». Ma si sa del resto che con il Maestro le cose possono andare così: la risposta ultima non c’è. L’importante è che vi sia un seguito.
Lo spettacolo teatrale
E in questo caso il seguito c’è ed è “Giulietta”, spettacolo teatrale prodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa per la regia di Valter Malosti, adattamento di Vitaliano Trevisan, in scena al Teatro Carignano di Torino fino a domenica 28 giugno, poi a Milano al Teatro Parenti dal 13 al 15 luglio. L’avvio di una tournée teatrale, dopo lo stop causato dal Covid19, per una pièce che fu portata in scena per la prima volta nel 2004 (il debutto avvenne al teatro Petrella di Longiano), vincendo il Premio Hystrio 2004 per la regia, mentre la prima interprete, Michela Cescon, vinse il Premio della critica teatrale 2003-2004 e l’Ubu 2004 come migliore attrice. Oggi sulla scena c’è una nuova interprete: Roberta Caronia, tra le attrici più versatili e popolari della nuova generazione. Valter Malosti, attore, regista, artista visivo, all’incontro con il “manoscritto in bottiglia” è arrivato per caso. Ma a sentirglielo raccontare sembra quasi un destino.
Cosa la spinse, nel 2004, a lavorare sul personaggio della Giulietta di Giulietta degli spiriti, a scegliere proprio quella meno “popolare” tra le grandi interpretazioni della Masina per Fellini?
«All’origine vi è proprio questo racconto lungo che Fellini pubblicò in vita. Trovai il libro proprio a Rimini, dove mi trovavo per uno spettacolo, non ricordo se per la regia di Ronconi. Lo trovai in una libreria di remainder. Quando decisi di costruirci uno spettacolo mi misi a cercare nelle librerie in giro per l’Italia e sono riuscito a trovarne una ventina di copie. È una cosa molto curiosa, scritta sotto forma di monologo».
Cosa l’ha affascinata del testo?
«È uno scritto che risente molto dell’atmosfera dei primi anni Sessanta e che ha molto a che fare con Beckett: c’è questa donna sola che racconta come in un flusso di coscienza e che a me ha subito ricordato la Winnie di “Giorni felici”. Tanté che nell’adattamento teatrale abbiamo pensato ad un piccolo circo in cui è inserita una grande gonna che contiene il bustino di Giulietta, da cui emerge come la protagonista di “Giorni felici”. È come imprigionata in questo piccolo circo immaginario della sua anima, come una farfallina inchiodata. Dice bene Kezich nella sua introduzione al volume: Giulietta è come una favola dai torni mozartiani. È una struggente favola psicanalitica, una moderna Alice attraverso lo specchio, specchio con il quale si apre e si chiude lo spettacolo e il racconto felliniano».
In cosa differisce dal film? Giulietta degli spiriti non ebbe grande successo, nonostante sia da considerare ancora oggi un film importante sotto molti punti di vista…
«Forse perché era il primo esperimento di Fellini di film a colori, l’aspetto visivo prese il sopravvento. Poi c’era questa figura di casalinga alto borghese e con la Masina non sono riusciti a trovare la chiave. Può sembrare paradossale, ma il non vedere rende il testo più vero. C’è una specie di pensiero più obliquo. Viene poi più fuori la parte familiare del personaggio Giulietta, è come se scavasse dentro di sé».
Lavorando anche sulle musiche di Nino Rota ha dato importanza anche alla componente musicale.
«Infatti, lo spettacolo è una sorta di operina, ora più potente rispetto al passato grazie ai maggiori mezzi tecnici a disposizione. È una sorta di partitura, un’operina per musica, luci, e voce recitante».
News
Sabato 27 giugno inaugura a Cesena, alla Galleria del Palazzo del Ridotto la mostra a cura di Antonio Maraldi “Fellini ritrovato. 8 ½ nelle fotografie inedite di Paul Ronald”, realizzata con le foto, rimaste inedite per decenni, scattate sul set da Paul Ronald, fotografo di scena ufficiale del film. Una nuova tappa, con più foto esposte (oltre una sessantina), dopo Rio De Janeiro, Helsinki, Bratislava. Entro la fine dell’anno la mostra andrà a Lisbona, Gerusalemme, Los Angeles. Aperta fino al 30 agosto, è organizzata dal Centro Cinema Città di Cesena in collaborazione con la Regione Emilia Romagna.

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