Il Fellini politico, equidistante e mai rinunciatario

RIMINI. Gli ultimi anni di Fellini furono amari. Nessun produttore gli finanziò i film. Solo gli americani lo cercavano, mentre la Sony giapponese lo allettò con un’interminabile dilazione d’impegno escogitata a scopo pubblicitario. Così Fellini girò solo due spot per la Banca di Roma. Il cinema era in crisi, soprattutto quello italiano, alimentato da un piccolo mercato. Da almeno un decennio le sale cinematografiche, dove un tempo si celebrava il rito magico dell’inconscio riflesso sullo schermo, erano deserte, e venivano chiuse una dopo l’altra. La gente era infetta di televisione: le immagini senza forma, «sgrammaticate, che colano in tutte le case». L’articolo completo sul Corriere Romagna in edicola oggi, 1 aprile. Compra la tua copia digitale al link: https://edicoladigitale.corriereromagna.it/corriereromagna/newsstand .

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