Fellini Museum, quanta magia sotto pezzi di cielo

RIMINI
I palloncini rossi come giganteschi mazzi di fiori prendono la via del cielo. Si staccano, si accoppiano, spariscono e riappaiono nel buio orizzonte, si occultano alla vista appannata dalla nebbia artificiale. Il taglio del nastro per l’inaugurazione del Fellini Museum Rimini, in piazza Malatesta, è già spettacolo. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il sindaco Andrea Gnassi tengono per mano due bambine, la conduttrice della serata Francesca Airaudo dichiara il Museo «ufficialmente aperto alla città, all’Italia e al mondo» La musica in sottofondo, banale aggiungerlo, è il motivetto di Amarcord.
Centinaia le persone in piazza che non hanno voluto perdere, giovedì sera, la “prima” del nuovo polo museale dedicato al grande regista, nonostante il contingentamento all’entrata e le richieste dai microfoni di rispettare il distanziamento. Si comincia con gli interventi del sindaco Andrea Gnassi, che si prende il suo spazio, ma i riminesi ormai lo sanno (meno il pubblico da fuori): e del resto è il suo saluto alla città dopo dieci anni alla guida. Un saluto che si chiude con ringraziamenti rivolti a chi ha contribuito alla realizzazione del nuovo museo, dai “tanti lavoratori” alle “grande imprese”, a Studio Azzurro e i curatori Marco Bertozzi e Anna Villari, all’assessore Giampiero Piscaglia e a Marco Leonetti della Cineteca, “«ai nostri due Sigismondo d’oro Paolo Fabbri e Paolo Rosa» che non ci sono più. Come non c’è più «il nostro grande padre della patria Sergio Zavoli». Quindi è il preambolo di Valerio Festi, in piedi sulla passerella che porta all’ingresso del Castello, che dà il via allo spettacolo Il Maestro che camminava su pezzi di cielo, ideato insieme a Monica Maimone. E tutto questo quadrante di piazza si anima di luci, suoni (con le musiche che da Charms di Abel Korzeniowski arrivano anche all’Aida di Verdi), colori, forme e figure volanti, danzanti. Non è il “solito” show “felliniano”. Spettacolare, avvolgente, chiama gli spettatori all’ascolto, all’attenzione, attraverso parole di Tonino Guerra recitate da Andrea Chiodi. Attraverso pagine dello psicanalista che ebbe in cura Fellini, Ernst Bernhard. Il teatro è la piazza, dal retro del Galli alla Torre del Castello, con le superfici trasformate, animate, dalle immagini in videomapping e da cui partono anche voli, poetiche attraversate e discese dei performer della compagnia. Innocenza, dolore, salvezza, bellezza, infanzia, sessualità… libertà infine. Uno spettacolo che è un racconto in tre scene, da vivere oltre che da guardare. Lasciandosi anche sorprendere, in felice abbandono, dai poderosi spruzzi che in più momenti partono dallo schermo d’acqua “riempito” dal volto della giovane Valeria Giangottini, dal finale de La dolce vita.
L’apertura a sorpresa dei due poli del museo (Castello e Fulgor) fino alle 3 di notte si rivela un regalo gradito al pubblico che non era riuscito a prenotare una visita. All’una di notte ancora gente in fila. C’è anche Vittorio Sgarbi che arriva. Stasera e domani si replica.

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