Federico Mecozzi da Rimini a Sanremo, andata e ritorno. Dopo essere stato nel 2019 il più giovane direttore d’orchestra al Festival della canzone italiana al fianco del cantautore toscano Nigiotti, il violinista, direttore d’orchestra e compositore riminese Mecozzi, classe 1992, torna per la seconda volta all’Ariston e questa volta lo fa per accompagnare due giovani conterranei, i gemelli cattolichini Luca e Matteo Dellai: con il brano Io sono Luca sono tra gli 8 vincitori di “Area Sanremo” per le Nuove proposte. I due promettenti ragazzi del ’96 non saranno però gli unici romagnoli presenti al 71° festival ligure, atteso dal 2 al 6 marzo 2021 e condotto anche quest’anno da Amadeus: con loro in gara ci sarà anche la forlivese Elena Faggi con la canzone Che ne so (firmato dalla stessa Elena insieme al fratello Francesco), mentre tra i big si esibiranno gli Extraliscio. La band romagnola nata nel 2014 capitanata da Mirco Mariani e Moreno “il Biondo” Conficconi con Mauro Ferrara, insieme a Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, proporrà Bianca luce nera.

Mecozzi, che effetto le fa tornare tornare a Sanremo? Emozionato?

«Sono contento ed emozionato come sempre, anche se affronterò il palco con più tranquillità rispetto alla prima volta, che come tutte le prime volte, è stato qualcosa di speciale. Però sono felice di tornarci con due giovane conterranei con i quali mi sono trovato umanamente subito bene. Mi sto già preparando, Sanremo è sempre un grande stimolo».

Conosceva già i Dellai?

«No, ci siamo conosciuti da poco, a metà dicembre, subito dopo la loro selezione. Sono stato contattato e con molta gioia ho accettato di prendere in mano il lavoro di orchestrazione e direzione. Luca e Matteo mi sono piaciuti subito».

Avete già iniziato a provare?

«La prossima settimana lo faremo per la prima volta a Roma; per le prove a Sanremo non c’è ancora un calendario definitivo».

Cosa significa riaccendere i riflettori dell’Ariston in un momento così difficile per il Paese,?

«Tante cose. La musica ha un valore assoluto per chi la fa e un valore ricreativo e spirituale per chi l’ascolta. Anche se per pochi giorni, il Festival potrebbe rappresentare un momento di svago e liberazione per il pubblico e segnare l’inizio di una ripresa, con tutti gli accorgimenti del caso, per l’intero settore musicale fortemente penalizzato dalla pandemia, che ha colpito duramente anche teatri, cinema, musei e tutte le manifestazioni culturali».

Dopo Sanremo ha già in cantiere qualche progetto?

«Difficile guardare avanti, stiamo navigando a vista, non sappiamo cosa ci riserveranno i prossimi mesi e gli stessi organizzatori non possono programmare più di tanto. Per quanto mi riguarda, sto cercando di occupare questo tempo scrivendo cose nuove».

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