Federico Buffa a Cervia per Ravenna Festival

Dove possiamo trovare Federico Buffa perfettamente a proprio agio? Facile: in un impianto sportivo. Ad esempio l’Arena dello stadio dei Pini di Cervia, che oggi alle 21.30 ospita nel quadro della rassegna Il Trebbo in musica 2.1 di Ravenna Festival l’anteprima nazionale di Amici fragili. Si tratta del nuovo spettacolo teatrale che ha scritto e dirige assieme al fedele compagno di avventure, ovvero l’eclettico, poliedrico, sempre ottimo Marco Caronna. Lo spettacolo racconta l’incontro di due personaggi che hanno primeggiato in campi molto diversi, ma accomunati dal dono della genialità che ha baciato entrambi: Fabrizio De André e Luigi, detto Gigi, Riva. Da Leggiuno (Varese), ma profondamente cagliaritano e sardo.

Buffa, cosa ci fa un personaggio come lei in un ambito particolare come “Ravenna Festival”?

«Non è esattamente la prima volta che ho il piacere di essere al festival non come spettatore. Mi è già successo con le Olimpiadi del 1936 e la sensazione sarà esattamente la medesima: guarderò gli altri che ci sono domandandomi cosa ci faccio qui. Performare in un Festival del genere richiede il meglio di quello che puoi fare. Al momento non sono sicuro di essere in grado, ma farò tutto quello che posso».

Dopo l’enorme successo televisivo dei “Buffa racconta” adesso sembra avere intrapreso con decisione e anche con soddisfazione la strada del teatro.

«Sicuramente la dimensione teatrale è più gratificante. Le due debbono sì convivere ma io preferisco di gran lunga quella teatrale perché è una cosa che non so fare e quindi mi costringe ad un impegno maggiore. La televisione è un mezzo freddo e ripetitivo , dove praticamente è tutto già scritto. In teatro la gente ti ascolta mentre respiri ma tu senti respirare loro. È un ambito, quindi, che richiede uno sforzo superiore che si ripete ogni sera».

Nello spettacolo si parla ampiamente di Fabrizio De André : è esatto catalogarlo tra i due-tre maggiori geni musicali del secondo millennio, insieme magari a Battisti?

«De André per me è ancora più affascinante come soggetto, soprattutto adesso che ho modo di ascoltare con attenzione i suoi testi all’interno di uno spettacolo nel quale stai attento a ogni parola delle sue canzoni, che hanno una modernità ed una potenza davvero senza tempo. Sono felice di entrare anche parzialmente nel suo mondo, fatto di silenzi, misteri, mari, quaderni, parole, solitudini, melanconie, Genova. Genoa e tante altre cose che ogni volta scopro. Sera dopo sera».

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