Federica Bernardi, la fotografa delle donne

“#Themotherandthedaughter” è il titolo del progetto visuale opera di Federica Bernardi, che parla di femminismo, di amore e unione, in visione ancora fino al 23 ottobre per il circuito off del 13° Festival della fotografia etica.

La figura femminile è al centro della produzione delle fotografa che vive e lavora a Rimini. Nel progetto in mostra, le donne ritratte assumono al contempo una sensualità alla Schiele e una delicatezza preraffaellita. Bernardi espone il complesso rapporto che si instaura nella femminilità, e in un legame come quello, appunto, fra madre e figlia, fatto di tensioni, rivalità ma anche di affetto e amicizia.

«Osservando queste perfette sconosciute rapportarsi fra di loro – dice – ho cambiato la mia posizione sulla femminilità e vorrei invitare anche lo spettatore a rispettare le donne come madri e come figlie, in tutte le loro fragilità e punti di forza».

Bernardi, chi sono queste donne legate «da un filo invisibile che le unisce tutte, che le associa alla Terra che ci nutre»?

«La madre ha sempre avuto qualcosa di magico nel suo essere. Tenendoci la mano infondiamo energie già conosciute e presenti dentro, concede nuova consapevolezza del nostro corpo e spirito, lega i pensieri a ciò che è il corso naturale delle cose. La fotografia mi ha consentito di scoprire un lato di me, scoprirmi donna, madre, figlia, sorella, compagna. Scoprire ciò che ci lega, compresi anche gli errori quotidiani. Parlare con una donna è diventato più facile per me, perché c’è questa comprensione che fa a meno anche delle parole, che è muta, che è nell’aria, è ancestrale. È stato bello vedere per me come donne che non si conoscevano, di ogni età, siano diventate amiche posando per me, sentendosi quasi sorelle. Lo considero una specie di esperimento sociale».

Perché ama rendere la fotografia «un connubio con l’arte», esprimendo la sensibilità per temi come le minoranze etniche e sessuali o l’ecologia?

«Amo tutte le discipline artistiche traendone ispirazione, ma anche il semplice racconto di una persona che mi dice qualcosa di sé stessa, mi colpisce allo stesso modo dell’aspetto esteriore. Lavoro sempre per fare in modo che le persone con cui scatto si sentano a proprio agio e abbiano voglia di dire la loro opinione attraverso il proprio corpo e le proprie espressioni».

L’indagine sociale sulla figura femminile è al centro anche di “Freaks”, uno dei progetti al quale Federica Bernardi è più affezionata, ispirato dall’omonimo film del 1932. «La malattia moderna – dice l’autrice – è la distanza sociale e mentale».

«“Freaks”, che da metà novembre sarà in mostra a Bologna, è un progetto che ho pensato prima del lockdown e in continuo aggiornamento. Parla della visione che la società ha della donna, ispirato ai “freak on the leash”, i fenomeni da baraccone del circo. In ogni scatto ho sottolineato caratteristiche che spesso vengono attribuite alle donne solo in quanto tali: la sensibilità, la chiaroveggenza e l’ubbidienza. La società le pensa così, ma una donna è prima di tutto una persona. Che può essere o non essere in un certo modo. La malattia moderna è costituita dalla standardizzazione del pensiero, dal pregiudizio, dai conformismi, dalla mancanza di approfondimento che deriva dalla chiusura mentale».

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