Favolacce, il film di di Fabio e Damiano D’Innocenzo

In un sobborgo residenziale, alla periferia di Roma, si incrociano le vite apparentemente felici di alcune famiglie vicine di casa. Al di là della superficie, però, pian piano verrà alla luce un’altra verità…
Orso d’argento per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino, il secondo film dei fratelli D’Innocenzo, già autori de “La terra dell’abbastanza”, si configura come una favola nera che trova il suo centro d’interesse nello scandagliare il mondo degli adulti e dei bambini e i loro rapporti.

I D’Innocenzo si immergono nel mare oscuro di un’umanità piccolo-borghese, raccontandola senza giudicare. Non vi è, infatti, nel film alcun intento didascalico: i due registi mostrano ma non dimostrano. E, attraverso l’artificio-cinema, danno magistralmente corpo al non detto, alla riserva di frustrazione, rabbia, violenza e passività che cova sotto la pelle dei personaggi. I quali – per dirla con le parole di Elio Germano, uno degli interpreti di “Favolacce” insieme a Barbara Chichiarelli, Max Malatesta e Gabriel Montesi – “vivono in un mondo in cui credono solo loro; mancano di strumenti culturali e non hanno nessun dialogo con i figli: gli insegnano che non fidarsi è meglio e alla fine ‘annegano’ pensando mors tua vita mea”.

Tutto il processo filmico viene qui esaltato da una dinamica attoriale che non ha mai una sbavatura, da una colonna sonora che sorprende per la sua pregnanza e la sua profondità e da una scenografia in grado di comunicare un’immagine fintamente rassicurante.

<“Favolacce” non solo conferma il talento quasi inquietante dei fratelli D’Innocenzo ma dimostra un’intelligenza narrativa strepitosa. Il film parte proprio dal racconto, come ci spiega un narratore invisibile (Max Tortora) che parlando del diario di una bambina sospende tutto in una dimensione a parte. Perché i bambini non solo ci guardano ma scrivono, pensano, agiscono. Così, intorno a quei ragazzini taciturni e composti, vediamo affollarsi genitori variamente frustrati e talvolta violenti, moralmente o fisicamente. E pian piano prende corpo il filo sottile che lega i personaggi tra loro. Scopriamo i sogni infantili di adulti mai cresciuti e quelli fin troppo adulti di ragazzini che sanno già tutto senza sapere nulla> (Fabio Ferzetti).

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