Fausto Fratti: “La nostra cucina filo rosso fra arte e bellezza”

Mai come in questo periodo si è raggiunta la consapevolezza di quanto la cucina abbia un ruolo centrale nella cultura di un territorio. Lui, Fausto Fratti, questa certezza ce l’ha da sempre. Una certezza lungamente espressa nella creazione e conduzione del Povero Diavolo di Torriana dal 1990 al 2016, esperienza che ha elevato la proposta del territorio, acquisito riconoscimenti importanti in ambito nazionale e internazionale, e fatto accendere i riflettori sull’entroterra riminese. Per poi essere traghettata con passione e visione di futuro nel progetto Cuochi Sognatori- Brigata del Diavolo sorto nel novembre 2017 e tradotto grazie al sostegno delle istituzioni pubbliche nell’iniziativa “Romagna Osteria”.

Fratti, quanto la cucina può contribuire al riconoscimento del territorio riminese capitale della cultura 2024?

«Con un nutrito gruppo dei migliori cuochi della Romagna, in questi anni si è sparso seme che, fiorito in un calendario di straordinari appuntamenti sviluppato lungo il 2018, il 2019 e purtroppo improvvisamente interrotto lo scorso anno dalla pandemia da coronavirus, ha creato contesti nuovi e inediti, di grande fascino sotto l’aspetto naturalistico, storico e artistico in cui sono stati realizzati incontri gastronomici di molteplice interesse e spessore. Un itinerario che si connette perfettamente sia con la proposta di Rimini Capitale della Cultura 2024 avanzata sul Corriere Romagna dal caporedattore del Tgr Giorgio Tonelli sia del rilancio del sindaco Andrea Gnassi a una candidatura Rimini e Montefeltro».

Come concretizzate questo suo pensiero con l’associazione Brigata del Diavolo?

«Il nostro obiettivo fin da subito è stato proprio quello di creare una sinergia fra città e territorio, fra Rimini e il Montefeltro valorizzando il filo rosso di bellezza e ricchezza culturale e artistica che lega le due realtà dando vita a quello che abbiamo ribattezzato il viaggio dei sensi. In questo, la cucina diventa il testimone che di volta in volta i cuochi-autori degli appuntamenti si passano coinvolgendo saperi, identità, storie locali, memorie e tradizioni di tante zone, piccoli borghi, paesi di cui è fecondo l’entroterra riminese. L’interesse e l’energia che il progetto ha mobilitato ha dato un prezioso impulso alla crescita del livello qualitativo sia della cucina in abito cittadino che territoriale sia dell’offerta turistica, stimolando a un salto qualitativo tutto l’indotto economico connesso».

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