Si è svolta oggi la quarta edizione del Forum dell’Economia della Romagna organizzato da Cesena Fiera, EY, Confindustria Romagna e BPER Banca, con il supporto della Camera di Commercio della Romagna, quest’anno anche in diretta streaming sul sito natlive.it

Durante l’incontro Alberto Rosa, Partner EY, Responsabile per l’Emilia-Romagna ha presentato i risultati dell’analisi condotta da EY, che prende in considerazione oltre 100.000 aziende (con un fatturato sopra i 2 milioni di euro), e analizza come cambia la produttività del sistema romagnolo, anche sulla base degli investimenti necessari per lo sviluppo delle infrastrutture digitali e fisiche, con un focus in particolare sull’impatto del Covid-19 su alcuni settori produttivi a livello provinciale.

L’analisi di EY, elaborazione originale basata su un sistema di 30 indicatori, prende in esame 17 filiere produttive su 107 province a livello nazionale, si è focalizzata quest’anno su tre macro-aree: l’analisi territoriale delle filiere produttive; l’analisi dell’impatto del COVID-19 sulle filiere produttive dei diversi territori; l’analisi del livello delle infrastrutture digitali dei territori.

Il Covid-19 ha prodotto effetti disastrosi sul tessuto economico del nostro Paese, mettendo a dura prova istituzioni e imprenditori nella gestione della crisi. Per costruire un progetto di rilancio e ridare competitività all’economia italiana è necessario dare una spinta all’innovazione digitale, investendo in infrastrutture digitali e accelerando in primis sui temi del cloud, dell’infrastruttura in fibra ottica, del 5G e della cybersecurity per recuperare competitività.

Commenta Alberto Rosa, Partner EY, Responsabile per l’Emilia-Romagna: “In questo momento storico, se si vuole rilanciare il Paese, occorre analizzare le esigenze di infrastrutture digitali delle aziende e capire come soddisfarle, partendo dai settori produttivi più colpiti dal COVID. In particolare, dall’analisi di EY emerge che la Romagna appare un po’ penalizzata sul versante delle infrastrutture digitali e della connettività (fibra ottica e 5G), seppur risulta in testa con Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini nell’IoT, cioè nella digitalizzazione delle infrastrutture di trasporto, energetiche, ambientali. Dal punto di vista delle Utilities, gli investimenti sul territorio romagnolo sono quindi molto avanzati, anche più delle altre province, ed è possibile quindi cominciare a portare dei cambiamenti concreti nel digitale. Dai dati del Digital Infrastructure Index di EY notiamo che Forlì-Cesena è al 90° posto (su 107 province) nella classifica di “Connettività fissa e mobile”, ma al 5° posto nella classifica “Reti IoT-Sensoristica”, segnale che le utilities presenti sul quel territorio hanno investito, probabilmente stimolati dagli stakeholder, come i Comuni, le Associazioni di categoria, ecc.; meno estrema è la posizione di Rimini, che è 76° nella Connettività fissa e mobile e 23° nelle “Reti IoT-Sensoristica”; più equilibrata Ravenna (34° e 17°), ma risultano comunque più presenti le infrastrutture nell’IoT che nelle reti fisse e mobili. Diventa dunque fondamentale investire nelle infrastrutture digitali per rilanciare non solo la Romagna, ma anche il Paese, e per consentire alla produzione industriale di riprendersi”.

Per quanto concerne quei settori fortemente presenti nell’economia romagnola, gli impatti maggiori hanno riguardato i macchinari industriali (con una perdita minima nazionale di 16,68%, che può arrivare a -23,11% in caso di un secondo lockdown prima della fine dell’anno), il Fashion&Luxury (-27%, fino a -35%) e il Turismo, il settore più impattato, (-43,5%, fino a -58% nell’ipotesi di un nuovo lockdown). Nel complesso dei settori analizzati, la perdita di fatturato per il sistema produttivo romagnolo si attesta a – 5,42%, superiore rispetto alla media nazionale (-4,47%), ma anche alla media dell’Emilia-Romagna (-5,00%).

Per quanto riguarda le filiere, dall’analisi di EY si evidenzia che il sistema produttivo italiano è abbastanza concentrato: 57 province superano la media nazionale in almeno un settore, e si dimostrano quindi una parte trainante dell’economia del Paese. In particolare, le province della Romagna sono presenti come trainanti in 3 filiere ciascuna: Ravenna si distingue per le filiere dell’Agrifood (che contribuisce per ben il 31% del fatturato totale dell’Agrifood, contro una media nazionale del 6,67%), Macchinari Industriali (11,7% contro 6,6%) e Retail Food (10,4% contro 6,8%); il fatto che i settori legati al Food abbiano avuto un impatto del COVID minore (Agrifood e Retail Food, quest’ultimo addirittura ha avuto un impatto positivo), fa sì che Ravenna abbia contenuto l’impatto dell’emergenza (-3,9%). Forlì-Cesena traina nel Retail Non Food (19,2% del fatturato del settore contro la media del 4%), l’Agrifood (15,5% contro 6,7%) e l’Infrastructure (10,5% contro 5,1%); ciò si traduce in una perdita totale nei settori considerati pari al 5,13%, di poco inferiore alla media della Romagna. Rimini invece ha un’economia assai diversa, trainando i settori dei Macchinari Industriali (24,7% contro la media del 6,6%), del Fashion&Luxury (15,8% contro 4,6%) e del Turismo (4,1% contro 0,9%). Il fatto che questi settori siano stati pesantemente penalizzati dal COVID posiziona Rimini come una delle province più colpite dall’emergenza in Italia (-9,37% nell’insieme dei settori considerati, che potrebbe arrivare a -12,48% nel caso di un secondo lockdown).

Joseph Stiglitz, Economista e Premio Nobel: “Negli Stati Uniti la pandemia ha aumentato le disuguaglianze. Qui il 40% dei lavoratori vivono di busta paga in busta paga, e quindi senza protezione sociale, e ciò li ha portati a lavorare malgrado la pandemia. La mancanza di queste protezioni ha portato un paese come gli Usa col 4% della popolazione ad avere il 25% dei casi Covid a livello mondiale. In sostanza chi stava male andava a lavorare con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. La vostra regione invece ha gestito meglio la situazione di emergenza sino ad avere una reputazione mondiale, perché il vostro territorio gode di una serie di garanzie sociali”.

“Nella vostra regione c’è un tessuto di piccole e medie imprese che per sopravvivere devono trovare un sistema di cooperazione tra produttori e un sostegno del governo. I mercati da soli non sono la soluzione, c’è bisogno di cooperazione tra aziende, comunità e governi”.

“L’Emilia Romagna è più pronta a contrastare le disuguaglianze, in quanto è pronta a creare una prosperità condivisa per l’economia del XXI secolo. Il futuro è nell’investimento in ricerca, infrastrutture, tecnologie, qualità istruzione”.

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