Famiglie a caccia di stufe ma i tempi sono lunghi

La crescita dei prezzi delle bollette e le prospettive che ci attendono per la fine dell’anno – ossia un conto dell’energia che non farà altro che continuare a salire, specie con l’arrivo dei mesi più freddi – ha spinto tanti romagnoli (e non solo) ad andare alla ricerca di strumenti “rifugio” per alimentare diversamente le proprie abitazioni. C’è chi ha colto l’occasione per investire sulle rinnovabili, ma tanti altri, invece, hanno scelto di puntare su un ritorno alla legna e al pellet. Per supportare un processo di sostituzione di impianti ormai vecchi e inquinanti, la Regione Emilia-Romagna nei giorni scorsi ha deciso di continuare a investire sugli incentivi per mettere in cantina stufe e camini fortemente inquinanti e fare così largo a nuovi impianti di riscaldamento, con un sostegno economico che può arrivare a coprire l’intero costo dell’operazione. Tra gli stanziamenti fatti l’anno scorso e quelli nuovi che proseguiranno fino al 31 dicembre del prossimo anno, l’Ente di via Aldo Moro ha messo a budget 11,5 milioni di euro per aumentare l’efficienza energetica delle case e, di conseguenza, perseguire il miglioramento della qualità dell’aria.

C’è però un problema

Se gli incentivi possono essere un valido strumento di supporto alle famiglie, c’è un però da considerare. E si tratta di un “però” non proprio di secondo piano. Chi volesse provvedere alla sostituzione del proprio impianto, deve tenere in considerazione che l’investimento non potrà essere una risposta a breve termine a copertura dei maggiori costi attuali. Questo perché già da un mese, circa, i venditori di stufe romagnoli hanno ordini che arrivano fino alla fine di febbraio. Ergo: se oggi vai a comprare un nuovo impianto, è quasi impossibile che questo possa essere consegnato e installato prima di marzo dell’anno prossimo. Dunque, a inverno ormai terminato e tanti saluti all’ipotesi di risparmio per l’anno in corso.

Il processo di sostituzione, spinto anche dagli incentivi iniziati lo scorso anno, ha infatti spinto in alto la domanda regionale di stufe a legna o a pellet, intasando così un mercato che, essendo di fatto una nicchia, non ha trovato la forza per rispondere a ordinativi ben al di sopra delle aspettative, a parte quella di allungare i tempi.

Speculazione in atto

C’è poi un secondo fattore da tenere in considerazione. Il mercato, che è del tutto indifferente ai problemi delle persone, sta spingendo in alto il prezzo della legna e del pellet, contribuendo così a erodere il guadagno nell’utilizzo di questi beni (che comunque rimangono ancora economicamente più vantaggiosi rispetto ad altre fonti). La legna ha subito un balzo in alto del 20%, mentre il costo del pellet è addirittura triplicato nel giro di un anno appena.

Dietro questi numeri vi stanno alcune spiegazioni, che vanno da una mancanza di prodotto nel mercato europeo dovuto alla guerra, all’ingresso della grande industria dell’energia all’interno del mercato di approvvigionamento del segmento domestico. Si tratta della prima volta nella storia di due mercati che hanno sempre viaggiato paralleli, senza mai incrociarsi. Questo ha tolto ancora più prodotto nelle mani delle imprese che distribuiscono soprattutto pellet, a vantaggio delle industrie che dal pellet ricavano invece energia.

Incentivi

Tornando a parlare di incentivi, come detto questi saranno attivi almeno fino alla fine del prossimo anno e sono tutti destinati al ricambio di impianti di calore alimentati a biomassa legnosa di potenza inferiore o uguale a 35 chilowatt e con classificazione emissiva fino a 4 stelle, con nuovi generatori a 5 stelle o pompe di calore.

La misura, prevista dal Piano aria integrato regionale e in linea con gli obiettivi del Piano energetico regionale, è rivolta ai cittadini residenti nei comuni delle zone di pianura dell’Emilia-Romagna e gli incentivi saranno erogati ai richiedenti in possesso dei requisiti fino a esaurimento fondi e secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

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