Famiglia di Cesena nell’incubo Covid: “Io salvo dopo 13 giorni”

Dopo aver affrontato «l’incubo del covid» Giacomo Marigotti, cesenate di 77 anni, ha deciso di condividere la sua storia e lo ha fatto soprattutto per dire grazie «ai tanti professionisti» che lo hanno assistito e lo hanno fatto sentire al sicuro mentre affrontava la malattia. Marigotti e la sua famiglia avevano trovato il modo di affrontare con serenità il primo lockdown: «Per stare, comunque , in allegria abbiamo deciso di “tradurre” in dialetto romagnolo Yesterday dei Beatles e di Imagine di John Lennon. Sono nate “Imazina” e “L’etar de” ed è stato un successone».

L’inizio dell’incubo

«Allora il Covid ci sembrava una cosa così lontana dalla nostra quotidianità», racconta la moglie Maria. Le cose sono cambiate a fine febbraio di quest’anno: «Il 28 febbraio – racconta Marigotti – per tutta la famiglia, è iniziato l’incubo Covid. La prima settimana, per i più giovani con febbricola, mal di testa, stanchezza; mentre per noi anziani (io e mia moglie) sono iniziati febbre e difficoltà di respiro. Il medico di base ha attivato il servizio Usca. Abbiamo avuto bisogno più volte di loro: gentili, efficienti e rassicuranti, disponibili in presenza e telefonicamente».

Il ricovero

Ma è Giacomo Marigotti quello si cui il virus si è accanito di più: «A una settimana dai primi sintomi, le mie condizioni sono andate via via peggiorando, la saturimetria è scesa e abbiamo dovuto più volte rivolgerci al 118 (sempre efficienti e pronti, ma super impegnati)». Quando la terapia a casa non bastava più è arrivato «il tanto temuto ricovero nel reparto Covid di terapia sub intensiva. Sono stato 4 giorni col casco, in completo isolamento: momenti infiniti e dolorosi, dove senti che la tua vita è appesa a un filo. Mi hanno poi trasferito al reparto Covid e anche qui sono stato accolto con grande attenzione e professionalità. Sono stato ricoverato in tutto 13 giorni, e ora che sono a casa da qualche giorno, ho ancora bisogno di ossigeno e mi muovo con difficoltà, però vedo un buon recupero».

I ringraziamenti

Ora che tutta la famiglia si è negativizzata Marigotti ci tiene «a ringraziare pubblicamente (vorrei poterlo fare di persona) tutte le persone impegnate in questo difficilissimo momento, tanti professionisti capaci di farti sentire al sicuro. Senza il loro aiuto, non so se ce l’avrei fatta. Non so nomi né mansioni ma ricordo in particolare di una infermiera che mi ha fatto il regalo più bello: col suo cellulare ha videochiamato la mia famiglia, per noi è stato un sogno. Sono vicino a tutte le famiglie che stanno attraversando ora questo calvario e mi auguro che, quanto prima, potremmo tornare a una vita libera da restrizioni».

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