Fallimento Tozzi, il dramma dei lavoratori: che ne sarà di noi?

«I rapporti di lavoro sono sospesi in attesa della valutazione degli organi della procedura in merito all’esercizio provvisorio». Poche righe, ma chiare, recapitate ieri mattina a tutti gli oltre 160 dipendenti delle società Tozzi Sud e Tozzi srl che, a questo punto, sono rimasti a casa senza lavoro. La reazione dei sindacati alla repentina debacle del colosso ravennate dell’oil and gas, che giovedì scorso ha portato i libri in tribunale facendo istanza di fallimento, è di totale sconcerto. «Tutti questi mesi trascorsi a lavorare per cercare una soluzione sono finiti in nulla» sono le prime parole di Marco Riciputi della Uil. «Abbiamo provato a salvarla – dice con rammarico Ketty Samorì della Cgil – ma non ce l’abbiamo fatta» e aggiunge Davide Tagliaferri della Cisl «nessuno se lo sarebbe aspettato, tantomeno i lavoratori». Riciputi, Samorì e Tagliaferri, sono loro i tre volti ravennati delle sigle sindacali che da marzo di quest’anno, quando la Tozzi Sud e Tozzi srl hanno fatto richiesta di poter accedere al concordato in bianco, hanno dato avvio a un intenso dialogo con i curatori delegati dal tribunale Marco Minguzzi e Mattia Berti, al fine di riuscire a trovare una soluzione che consentisse di portare l’azienda fuori dalle cattive acque nelle quali navigava e salvaguardare la maggior parte dei posti di lavoro.

Via al dialogo

«Io sono un’eterna ottimista – commenta Samorì – e il fatto che ci fosse una società interessata ad acquistare (le voci parlano di un’azienda di Roma) ci faceva ben sperare. Fino a poche settimane fa, le assicuro, eravamo convinti che la Tozzi si sarebbe salvata, ma sapevamo altrettanto bene che senza un’acquirente il concordato non sarebbe mai potuto andare in porto». Cosa sia successo con esattezza, al momento, né i lavoratori lasciati a casa né i sindacati lo sanno, per questo lunedì prossimo è stato organizzato un incontro urgente con i curatori del fallimento – si tratta sempre dei commercialisti Marco Minguzzi e Mattia Berti –, per chiarire i contorni della vicenda e dare il via a un nuovo tavolo di confronto. «Cosa succederà ai lavoratori? – si chiede Riciputi – E gli stipendi di questi giorni? L’esercizio provvisorio è davvero fattibile? Sono tutte domande che porremo loro e le risposte, poi, le porteremo ai dipendenti che incontreremo subito dopo». «Speriamo almeno di poterli fare rientrare nella cassa integrazione che era già stata aperta in prospettiva di una prosecuzione dell’attività – precisa la delegata della Cgil Ravenna –, ma di questo dovremo discuterne con il ministero e con l’Inps». Tra l’altro, i lavoratori devono ancora ricevere le mensilità di febbraio e di una parte di marzo di quest’anno.

Il futuro

Le speranze sono definitivamente naufragate o c’è ancora qualche barlume? La domanda è, sicuramente, quella più complessa ma più importante. «Da ieri siamo la lavoro per trovare ogni possibile soluzione – assicura Tagliaferri della Cisl –, ma il nodo sarà capire se, data l’istanza di fallimento e la situazione non certo rosea dei bilanci delle società, si può ancora cercare un soggetto interessato a subentrare, garantendo la continuità aziendale».

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