Solarolo, tanti giovani e uomini in divisa per l’ultimo saluto a Gabriele

Faenza

Un intero paese si è stretto commosso ieri mattina intorno al dolore della famiglia di Gabriele Mattei, il ragazzo di soli 22 anni vittima di un incidente stradale venerdì scorso. Ai funerali, nella chiesa di Santa Maria Assunta, erano presenti tanti giovani e si è notata la fitta schiera di uomini in divisa a testimoniare affetto al padre di Gabriele, ufficiale dei Carabinieri fuori provincia.

Tanti coloro che non avendo trovato posto in chiesa hanno partecipato al dolore nell’antistante piazza Mazzini. Al parroco don Tiziano Zoli il difficile compito di portare, per quanto possibile, conforto e sostegno ad un vuoto immenso per la mancanza improvvisa che ha spezzato una giovane vita, interrompendo sogni, certezze, aspirazioni.

«Parole giuste, spiegazioni non ce ne sono - ha esordito don Tiziano nell’omelia -: una telefonata ti cambia la vita per sempre e di fronte a questo non esistono frasi consolatorie che funzionino. Ogni tentativo rischia di suonare falso, se non offensivo. Ci resta il silenzio e due testi che non cercano di dorare la pillola, ma mettono sul tavolo esattamente quello che stiamo provando». Testi tratti dal Vangelo, ma anche i versi della canzone di Francesco Guccini, nata proprio dal dolore per un’amica di vent’anni persa sulla strada. Dal testo sacro è stato estrapolato il caso di un’improvvisa tempesta: «La barca andava a fondo e in quel caos i discepoli fanno una domanda brutale a Gesù: “Non ti importa che siamo perduti?”. La domanda è la stessa che oggi abbiamo in testa: “Dove eri Signore? Perché ti sei girato dall’altra parte?”. La fede non è far finta che vada tutto bene; è avere il coraggio di dire a Dio che siamo arrabbiati e che questo dolore ci sembra un’ingiustizia intollerabile. Ma il Vangelo non si ferma qui: Gesù si alza e dice al mare “Taci e calmati”. Dopodiché si fa una grande bonaccia: è la speranza cristiana che non è un’illusione ingenua, ma la certezza che la tempesta non dura per sempre. Il dolore di oggi è cieco ma non ha l’ultima parola. Ce lo ricorda il profeta Isaia che traduce le parole del Signore: “Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi. Dunque la promessa di Dio non è quella di evitarci le ferite della vita, ma è la garanzia che dentro quel buio non siamo abbandonati. Quando tutto si è fermato, la storia di Gabriele non si è interrotta nel vuoto. C’era un Padre ad attenderlo”.

Ai genitori don Tiziano dice che «Dio comprende le vostre lacrime e non vi chiede di essere forti adesso; la speranza per voi oggi è sapere che tutto l’amore con cui avete cresciuto Gabriele non è andato perduto, ma continua ad essere custodito vivo, al sicuro».

Ed è la canzone di Guccini a portare una nota di sollievo. All’amica scomparsa dice: «Voglio però ricordarla com’era, pensare che ancora vive, pensare che ancora mi ascolta e che come allora sorride».

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