Se dove c’era l’erba oggi c’è una città, così come ricorda Adriano Celentano, dove c’era un imponente castello oggi c’è una croce in legno massiccio, gigantesca. Un simbolo cattolico che pochi conoscono, censito come Croce della Redenzione di monte Toncone, il più alto del comune di Brisighella (813 metri). Una croce costruita sopra i resti di un castello medioevale, proprio come la più nota Croce di Rontana.
Il luogo è raggiungibile solo in escursione e rientra nell’ex parrocchia di Fontana Moneta (dove c’è il rifugio dell’Uoei). Qui un intero comparto montano, all’estremo sud della provincia di Ravenna, è ricco di testimonianze antiche, quali vecchi insediamenti agricoli scomparsi e tracce infrastrutturali tutte da scoprire: una fontana di acqua freschissima, un laghetto, una strada disastrata il cui accesso è riservato solo ai pochi proprietari terrieri o di case sparse, per lo più abbandonate. La strada porta a Fornazzano e Croce Daniele (ristorante), e chiude il circuito aperto quando da monte Romano si svolta verso Fontana Moneta.
Se si glissa sul rifugio, abbastanza noto e frequentato, tutto il resto oltre a meritare di essere svelato che esiste, andrebbe valorizzato. Innanzitutto la Croce, oggi praticamente invisibile perché occultata da alberi ad alto fusto, somigliante a quella di Rontana, perché entrambe sono state erette sulle rovine di castelli appartenuti alla fine del 1200 a Maghinardo Pagani da Susinana. A Rontana la croce in cemento fu inaugurata nel 1901 e sorge sui resti del mastio del castello, oggetto di scavi archeologici fin dal 2007, scavi che per la presenza del manufatto non possono proseguire in quel punto. A monte Toncone invece la croce fu posta in opera nel 1934 (XIII dell’era fascista come risulta dalla lapide) e da allora è stata ripristinata varie volte, perché caduta, a cura del Corpo Forestale dello Stato, prima che fosse assorbito dall’Arma dei Carabinieri. Fu inaugurata a conclusione dell’anno giubilare del 1933: un anno che ritornerà ad essere celebrato nel 2033, come succede ogni secolo al 33° anno, anniversario della morte di Gesù Cristo e centenario della Redenzione. Proprio in occasione del prossimo centenario (2033), non solo la croce, ma tutta l’area circostante, sarebbe bello che venisse valorizzata e promossa, considerando appunto: la simbologia (metafora del Giubileo); la presenza di un antico castello; di un ristorante; di un circuito escursionistico turistico pieno di attrazioni, una storica fontana con abbeveratoio in sasso, un laghetto e un’antica strada per tante parti in sasso, appartenente ad una rete viaria purtroppo trascurata, quando invece proprio questo tipo di vie di comunicazione, di crinale, potrebbero rappresentare una risorsa ai fini di un ripopolamento della collina, per l’agricoltura e l’allevamento.
Infatti è facile individuare la presenza di antichi castagneti, campi oggi incolti che furono fonte di sostentamento e di economia per una popolazione che aveva trovato in questi luoghi la propria ragione di vita. Gioielli incastonati nel panorama sono l’antica fontana di acqua freschissima di sorgente, attiva tutto l’anno, e il laghetto con una fauna particolarissima, immerso nel verde.
Per quanto riguarda il castello invisibile, ma con i ruderi sotto la croce di monte Toncone, è stato anch’esso oggetto di indagini da parte dell’archeologo Enrico Cirelli: vi sono documenti attestanti l’acquisto nel 1238 da parte di Pagano di Pietro Pagani da Susinana e sorgeva proprio sotto la croce, di fronte alla chiesa di Fontana Moneta, dedicata a Sant’Andrea Apostolo e risalente almeno al 1143.