Il gatto selvatico nel Parco della vena del gesso, nuovi studi con le fototrappole

Faenza

Nell’area protetta del Parco della vena del gesso i primi avvistamenti di gatto selvatico tramite fototrappole risalgono al 2016. Con lo stesso sistema nel 2020 fu filmata una sequenza di grande valore scientifico: il felino fu sorpreso durante la marcatura del territorio. Si trattava però di fototrappole messe per il monitoraggio del lupo, tornate utili anche per il gatto selvatico.

Di recente un’indagine ad hoc più approfondita ha visto l’Ente di gestione parchi partecipare a un progetto di tesi magistrale dell’Università di Parma (studentessa Claudia Facchinello) finalizzato all’identificazione degli esemplari di felis silvestris presenti e alla loro caratterizzazione genetica.

«Il progetto – fa sapere l’Ente Parco - ha coinvolto il Museo di storia naturale della Maremma, il dottor Andrea Sforzi e Ispra. Lo studio ha visto installate delle specifiche fototrappole, oltre a paletti cosparsi di aromi attrattivi, utili a raccogliere il pelo degli esemplari che vi si strofinano. A conclusione delle operazioni sul campo i campioni di pelo serviranno a verificare se si tratta di esemplari puri o ibridi, mentre le immagini permetteranno di valutare se la Vena del gesso romagnola è un’area abituale».

A tutt’oggi non è dato sapere quale sia la popolazione, ma già dopo i primi avvistamenti documentati una decina di anni fa si presumeva una discreta colonizzazione in progressiva crescita.

Va detto che il Felis silvestris è particolarmente elusivo. Fino a una ventina di anni fa si pensava estinto a queste latitudini. È un grande pattugliatore del territorio. Più maschi non si sovrappongono mai nella stessa zona. Si muove soprattutto di notte, perciò è difficile avvistarlo. I primi studi fecero però emergere importanti scoperte come la presenza nel Parco di almeno due nuclei distinti e distanti tra loro. A risultare complicato è il riconoscimento individuale e stabilire il grado di purezza, date le possibili ibridazioni. Le dimensioni sono più grosse e più compatte dei gatti domestici o randagi, la coda è clavata, ad anelli e l’estremità è nera come i disegni del mantello, composti da striature che partono dalle spalle fino all’attaccatura della coda; ha una macchia bianca sulla gola e i cuscinetti plantari sono neri; le pinne auricolari di un color fulvo uniforme prive di ciuffi, tipici della lince. Come altri carnivori non è scampato alle persecuzioni in quanto considerato nocivo. Nel 1936 un decreto ne incoraggiava addirittura l’uccisione e vi fu quindi un tracollo demografico. La ripresa iniziò solo 50/60 anni fa in seguito alla protezione legale. Ora è iniziata la ricolonizzazione dell’Italia. Un monitoraggio più prolungato nel tempo potrebbe portare ad ulteriori significativi approfondimenti.

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