f
È un’operazione colossale, non fosse altro per le dimensioni dell’immobile, la vendita del monastero di Santa Chiara, di proprietà delle suore Clarisse Urbaniste di Faenza anche dopo il loro trasferimento al Santuario-Eremo di Montepaolo (tra Dovadola e Castrocaro) avvenuto il 4 agosto 2019. Il complesso religioso-monumentale di 6.800 metri “fuori terra”, risale al XVIII° secolo, quando fu inglobato Palazzo Rampi: è vincolato dalla Soprintendenza e occupa praticamente un intero isolato adiacente al rione Nero. Di tutto lo stabile, ma frazionato in corpi distinti, sono in corso trattative che hanno formalizzato costi e accordi preliminari con gli acquirenti. Sono stati inoltre ottenuti i benestare del Vaticano e della Soprintendenza, ma ciònonostante mancano passaggi indispensabili alla conclusione dell’iter. Ancora parecchie le clausole da definire. A seguire la vicenda è un noto professionista tecnico, Gianni Burbassi, che sottolinea l’obiettivo finale ovvero «valorizzare un bene e un comparto, e impostarne il riutilizzo, escludendo categoricamente il settore commerciale». Tra gli acquirenti vi sarebbero almeno due cordate interessate a differenti corpi di fabbrica con esponenti del mondo cooperativo e del mondo imprenditoriale. Tra le coop trapelano i nomi della Cmcf e di Solco Ravenna dove sono confluite le ex cooperative sociali Zerocento e Il Cerchio, divenute dopo la fusione ZeroCerchio, la quale ha già formalizzato il possesso della parte di stabile dove si trova l’asilo “Tatapatata” in viale delle Ceramiche.
Una tale presenza di acquirenti valorizza ipotesi di utilizzi a sfondo residenziale (appartamenti) e sociale. Permane inoltre l’idea emersa inizialmente di ricavare uno studentato o un ostello. I privati sarebbero presenti come potenziali acquirenti di eventuali appartamenti. Il meraviglioso giardino andrebbe anch’esso frazionato in virtù delle nuove proprietà, ma lasciato integro com’è attualmente.
Una certezza è il vincolo posto dal Vaticano sull’inalienabilità della chiesa interna con accesso da via della Croce. Lo stabile nel 2022 è stato uno dei principali centri di ospitalità di profughi ucraini in fuga dalla guerra con l’interessamento della Caritas Diocesana: 20-25 nuclei familiari, inseriti in percorsi di supporto e integrazione. Nel 2023 ha accolto anche un nucleo di sfollati dalla disastrosa alluvione. Ora è libero ed è in corso la ristrutturazione dell’alloggio del custode. Nell’ala adiacente al rione Nero il monastero contiene il piccolo museo dedicato ad Amalia Fleischer, l’avvocata ebrea, nata a Vienna, deportata ad Auschwitz che nel 1938 si trasferì a Faenza presso l’educandato dove impartiva lezioni private: un “cammeo” che si vorrebbe preservare. Il monastero, insieme al vicino convento dei Francescani - anch’esso svuotato dalla presenza dei frati e protagonista di un iter che si profila simile - compongono un intero comparto che da un utilizzo religioso come è stato per secoli, sarà trasformato, andando a ridisegnare l’aspetto e la fruibilità di una parte imponente della città. A livello di centro storico è questa l’operazione di rigenerazione più impattante nei prossimi anni.