Sala gremita ieri in Pinacoteca per la cerimonia di riconsegna della Lunetta di Biagio d’Antonio alla cittadinanza. All’appuntamento, che ha segnato il ritorno dell’opera del 1476 dopo il lungo restauro fiorentino, hanno preso parte il sindaco Massimo Isola, Benedetta Diamanti dirigente dell’Unione, la direttrice scientifica della Pinacoteca, Roberta Bartoli, il donatore Alvise di Canossa, la Soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra e la direttrice del settore restauri dei dipinti dell’Opificio, Sandra Rossi.
«Il recupero di questa Lunetta di Biagio d’Antonio è un risultato importante, che conferma il nuovo corso della Pinacoteca: un luogo che cinque anni fa abbiamo trasformato profondamente, rendendolo più attuale, in linea con i principali spazi museali del Paese e punto di riferimento culturale, non più solo semplice contenitore di opere - ha dichiarato il sindaco Massimo Isola -. Oggi questo spazio è un laboratorio vivo, capace di attrarre collaborazioni di prestigio come quella con l’Opificio delle Pietre Dure e di garantire la manutenzione costante del proprio patrimonio. Restituire l’Annunciazione al percorso espositivo significa dare continuità a un progetto di cura dei beni comuni che vede pubblico e privato lavorare insieme per valorizzare i tesori della città, rendendoli fruibili e leggibili per tutti».
Un precedente restauro, eseguito nel 1938-1939, aveva interessato sia la superficie pittorica che il supporto ligneo. Il restauro attuale è durato oltre un anno per la complessità dell’intervento. Molto interessanti gli esami diagnostici preliminari: la riflettografia a infrarossi, ad esempio, ha rivelato il disegno sottostante e un accurato studio delle linee prospettiche nella costruzione dello spazio architettonico.
Le tavole del supporto sono state quindi liberate dalle vecchie traverse di restauro, con un paziente lavoro di rimozione, ed è stato inserito un sistema elastico registrabile per regolare il naturale movimento del legno. Un’altra importante scoperta riguarda la cornice, che è stato appurato essere quella originale e non un’aggiunta posteriore, come si è sempre creduto. La superficie pittorica è stata sottoposta a pulitura, sia con mezzi chimici che a bisturi, e le lacune sono state risarcite.
Il risultato è un miracolo di luce e colore: si possono apprezzare i fiorellini sul prato, il paesaggio dello sfondo, e perfino la qualità delle stoffe dei panneggi, dal raso bianco della veste dell’arcangelo alla lana del suo manto rosso scuro, con uno studio delle pieghe che rimanda ai celebri disegni di panneggio di Leonardo.