Faenza, il gatto bruciato: varie lesioni ma la situazione sta migliorando

Faenza

Sul caso di Quattro, il gatto vittima di torture e bruciature mercoledì scorso al parco di via Volpaccino, sta indagando la Polizia locale che fin da subito ha acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza del supermercato Lidl, dove conduceva la pista della vodka che poteva essere stata utilizzata per appiccare il fuoco, dato il ritrovamento di una bottiglia dell’alcolico insieme a uno scontrino su una panchina del parco. Nell’area verde però non vi sarebbero telecamere, pertanto le indagini risultano più difficoltose.

«La pista della vodka - afferma il proprietario del felino - non pare essere corretta. Infatti è stata una mia prima ipotesi, uscita velocemente». Ciò non sminuisce la crudeltà del gesto considerato «da psicopatici - spiega ancora -: probabilmente Quattro è stato legato e poi incendiato con qualcosa». Fa rabbrividire il solo pensiero che il gatto, durante il suo giretto serale a cui era abituato, avendo casa poco distante, possa essersi avvicinato, magari per chiedere qualche coccola, e che poi sia stato trattato con l’indicibile malvagità che solo menti distorte e incivili possono concepire. Non tornando il proprietario si è recato a cercarlo trovandolo in quelle condizioni nel parco.

Adesso come sta? «È in cura e sta migliorando - spiega il proprietario -. La diagnosi è di una grossa bruciatura su un fianco che potrebbe andare in necrosi ed è da gestire, poi le orecchie forse sono da ridurre, ma questo non sarebbe un problema, la cosa più grave e difficile è la lesione ad una zampa anteriore, questo perché si presume l’abbiano legato stretto e lui cercando di divincolarsi ha riportato un danno al nervo: speriamo di non doverla amputare. Per ora è tutto in divenire».

Il sollevamento popolare continua a essere massiccio soprattutto sul web, dove i commenti stigmatizzano il gesto con un linguaggio molto colorito e incisivo. Il proprietario invita pertanto «a controllare le emozioni e non perdere la lucidità: la legge del taglione non è più adatta al nostro livello evolutivo. Certo sui responsabili ci si può ragionare, ma quello che serve è che ciascuno usi le proprie emozioni per incontrare gli altri e fare rete. Una rete umana che si è connessa con me in questi giorni esprimendo una grande solidarietà, una rete da mantenere viva, così ci aiuterà a rendere la nostra città più vivibile e sicura. Se uniti, il teppismo non avrà più spazi per esprimersi, se invece prevale la rabbia e l’indignazione, perdiamo le nostre qualità umane e di intelligenza».

Sulla vicenda c’è anche da registrare la “ricompensa” di duemila euro a chi fornirà prove che possano condurre agli autori, offerta da parte di Ama (Associazione musetti abbandonati) di Faenza: «Le prove richieste saranno consegnate alle forze dell’ordine che ne valuterà i contenuti». Ama intende mantenere alta l’attenzione su una vicenda che ha attraversato una vasta gamma di sentimenti dall’orrore, all’indignazione, alla rabbia: «Occorre fare giustizia perché un simile crimine non deve restare impunito, chiunque sa o ha visto qualcosa parli». Alla “taglia” però c’è anche chi avrebbe preferito una raccolta fondi da destinare alle cure.

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