Faenza, il “Galèt” di fango nel parco Bertoni a ricordo dell’alluvione

Faenza
  • 22 gennaio 2026

Se a Ravenna un’opera come il mosaico di Montalbini si scontra con il parere negativo della Soprintendenza, a Faenza lo stesso ente autorizza l’installazione permanente del “Galèt de Paciùg” dell’artista Alessandro Turoni: la scultura sarà collocata in via Lapi, sotto le mura storiche e a due passi dalla nuova passerella ciclopedonale inaugurata da poco.

L’opera, nata nel 2023 su commissione dell’associazione Fatti d’Arte, fu realizzata nei mesi successivi all’alluvione con materiali raccolti dopo il disastro: installato temporaneamente sulla rotonda davanti al Fontanone, innescò un acceso dibattito nella città manfreda, divisasi tra chi lo apprezzava e chi lo detestava. Il “Galèt”, scaduto il tempo dell’esposizione, è stato disinstallato, ma nel frattempo Fatti d’Arte si è mobilitata per chiedere di renderlo permanente. E sia il Comune che la Soprintendenza hanno risposto affermativamente. La decisione è diventata ufficiale con una recente delibera della Giunta manfreda, che destina una cifra pari a 2.500 euro (frutto di una donazione dell’azienda Locauto Due Srl) all’associazione: quest’ultima, a sua volta, aveva chiesto a Palazzo Manfredi la disponibilità della somma per «poter comprare i materiali necessari a rendere l’opera permanente nel punto individuato con la Soprintendenza e la commissione del Map-Museo all’Aperto: Via Lapi accanto alla nuova passerella». Il documento dà atto dell’iter seguito per arrivare all’esito recente, con la Soprintendenza che ha dato l’autorizzazione per l’esecuzione dell’intervento in data 19 agosto 2025. Tempo prima, nel settembre del 2023, in seno all’Unione della Romagna faentina era già arrivato un indirizzo favorevole da parte della Conferenza istruttoria, seppure condizionato a una serie di accorgimenti legati al progetto della passerella ciclopedonale e, in particolare, con i lavori di rigenerazione del Parco Bertoni. Dove il “Galèt” andrà appunto a collocarsi, brandendo non la tipica caveja romagnola ma una vanga per spalare il fango, come già si era visto in occasione della sua prima apparizione sulla rotonda in fondo allo Stradone. D’altronde l’opera di Turoni, lo si legge nella delibera della Giunta, fu installata «a rappresentare simbolicamente la rinascita collettiva dal fango dopo i tragici eventi alluvionali».

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