Faenza, dagli alluvionati nuove proteste e richieste di intervento

Faenza

I comitati Borgo e via Ponte Romano sono stati autorizzati a manifestare in occasione del passaggio da Faenza del Tour de France. Questa mattina presenteranno infatti la forma di protesta ideata e la maglietta gialla, stampata allo scopo, che indosseranno nella sfilata in bici su alcune vie che successivamente percorreranno i ciclisti il 30 giugno.

Ma i due comitati non sono gli unici a volere richiamare le attenzioni dell’opinione pubblica. Se al Tour si protesterà soprattutto in merito agli indennizzi (insufficienti, complessi e non ancora pervenuti), sui ripristini infrastrutturali torna invece a farsi sentire il Comitato Destra Senio, che teme altre sciagure in merito alle falle non ancora sistemate nei pressi di via Casale e di altre segnalate anche sul Lamone a monte della via Emilia.

«Nel mese di aprile, quando fu inaugurato il ponte Bailey a Faenza, abbiamo ottenuto rassicurazioni dal generale Figliuolo – afferma la portavoce Paola Casadei – ma sono state promesse vane. Non si è mosso niente. Abbiamo presentato oltre 500 firme di una petizione all’Agenzia per la sicurezza del territorio. Ma cosa è successo? In pratica si è aperta una discussione sulle competenze di chi deve intervenire. Gli agricoltori frontalisti dei rivali sono stati chiamati ad uno ad uno, asserendo che potevano sistemare i rivali di loro iniziativa, ma previa presentazione di un progetto con preventivo e che avrebbero avuto successivamente il 50 per cento delle spese sostenute. Ebbene non sono ancora arrivati i risarcimenti per i danni alle coltivazioni e ci chiedono di spendere noi altri soldi per sistemare i rivali? Non ci siamo proprio. Non capiscono che non abbiamo risorse per farlo».

Il conflitto sarebbe generato dal fatto che gli argini sarebbero di proprietà dubbia. «Per noi sono della Regione – continua Casadei – mentre loro dicono che sono dei privati. E addirittura ci siamo sentiti minacciati di multe salatissime, per via di scarichi passanti gli argini che ci attribuiscono e che dicono avere contribuito ai cedimenti. Quegli scarichi però li ha aperti la Regione, ci sono sentenze in Tribunale che lo affermano, ma temo che ci toccherà andare per vie legali. Intanto gli argini restano squarciati e noi rischiamo altre alluvioni a ogni temporale».

La zona delle falle aperte potrebbe essere considerata alluvionale, e le falle potrebbero servire ad alleggerire la portata del fiume allagando i campi circostanti, ma servirebbero ugualmente lavori di contenimento, perché l’area è densamente abitata, e oltretutto non risultano stipulate “servitù di allagamento”.

Insomma se le matasse non si sbrogliano, con la prossima pioggia intensa si rischiano nuove alluvioni che potrebbero essere evitate.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui