Faenza, a Granarolo un grande bosco con volpi e caprioli

Quando una ventina di anni fa contributi regionali incentivarono la creazione di un bosco di pianura a Granarolo con l’obbligo per i proprietari di non espiantarlo per almeno 25 anni, era difficile immaginare il patrimonio naturalistico che si è venuto a creare. Quelle piante autoctone di varie specie sono meravigliosamente cresciute e le vedono tutti in fregio alla ferrovia per Ravenna e alla pista ciclabile che costeggia il canale Naviglio e collega la frazione a Faenza.
Ebbene di recente una parte cospicua di quel bosco “ormai maturo” è stata acquistata da un imprenditore locale nel settore della frutta secca, ed è la parte che contiene anche una villa rurale del 1700 (rimaneggiata epoche successive) e perfino un laghetto.
Un podere insomma le cui caratteristiche già attualmente costituiscono una grande risorsa dal punto di vista ambientale, vegetativo, faunistico con risvolti economici e attrattivi, qualora il tutto venga trasformato, come si mormora, in un agriturismo e in un parco, che seppure ad ingressi contingentati, in quanto privato, diventerebbe un punto di eccellente richiamo turistico da valorizzare.
A curare la manutenzione è stato chiamato Stefano Tedioli, uno dei massimi esperti di colture arboree: «Siamo in presenza – commenta – di un vero e proprio ecosistema: una foresta planiziale, un tipo di ambiente anticamente presente nella Pianura Padana, pressoché scomparso e che qui è stato ricreato in modo formidabile. Ci sono frassini, querce, pioppi, ontani, salici, aceri, olmi e in mezzo anche noccioli e altri alberi da frutto». Si tratta di una flora particolarmente adatta a produrre tartufi, infatti tutt’intorno sono apparsi cartelli che identificano il sito quale “Tartufaia Controllata” e “Raccolta Riservata” in base alle leggi regionali. Un’ottantina sarebbero poi le varietà di funghi reperiti tra commestibili e velenosi.
Non solo, l’habitat ha richiamato numerose specie faunistiche, lo stesso Tedioli racconta infatti di volpi, tassi, caprioli, scoiattoli, e volatili tra i quali anche gli aironi, le garzette, i picchi, rapaci e tanti altri che anticamente popolavano i boschi di pianura.
«Questo hub – continua Tedioli – seppure privato porta dei benefit ecosistemici a tutta la comunità, perché l’ossigenazione travalica le recinzioni e vengono distribuiti a tutti. Un simile complesso naturale è una ricchezza da custodire a tutti i costi. Vi sono alberi giovani, alberi maturi, alberi senescenti, alberi morti. Nessuno è escluso. E questa formula crea il ciclo del sistema terra da milioni di anni».
Un paragone può essere fatto con il parco pubblico Bucci di Faenza, le cui dimensioni sono pressochè simili all’area recintata: «Se si considera però tutto il bosco planiziale di Granarolo – conclude Tedioli – la produzione di ossigeno è almeno cinque volte superiore. Insomma la risorsa, di cui pochi si sono finora accorti, è di un valore enorme, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici, del ripristino ambientale, che come in questo caso può portare benefici alla salute, economici e turistici».