Declassamento dei comuni montani, tutti dicono no

Faenza

Maggioranza e opposizione in accordo nell’ultimo Consiglio comunale di Brisighella. Motivo della condivisione è stato l’ordine del giorno sul Declassamento dei comuni montani, documento proposto da SiAmo Brisighella e dopo qualche aggiustamento votato anche dalla maggioranza.

L’approvazione all’unanimità conferma la rilevanza del tema e la necessità di una posizione istituzionale forte e condivisa, di fronte a quanto il Governo (Legge 131/2025, o riforma Calderoli) potrebbe presto varare, riducendo drasticamente il numero degli enti locali italiani con lo status di “Comune montano”. Brisighella potrebbe non rientrare, come pure altri territori dell’Unione Faentina, non conformi ai nuovi parametri orografici (Riolo Terme e Casola Valsenio). Al momento la legge è ferma e la nuova mappa è al centro di un acceso dibattito, dopo la mancata intesa nella Conferenza Unificata di fine 2025. L’approvazione del Dpcm è stata rinviata, sono in fase di valutazione le istanze territoriali e vi sarà un confronto con le Regioni.

La legge revisiona la mappa risalente al 1952, basandosi su criteri più rigorosi di altitudine e pendenza. riducendo da oltre 4.000 a 2.844 i comuni classificati montani con l’obiettivo di destinare le risorse ai territori realmente svantaggiati. Sarebbero inclusi solo quei comuni con almeno il 25% del territorio sopra i 600 metri e una pendenza del 20% per il 30% della superficie, oppure con un altimetria media superiore ai 500 metri. Chi non rientra perde importanti tutele.

La battaglia in corso è quindi quella di difendere la qualifica di “montano”, ovvero ricevere fondi per servizi, sicurezza, strade, salvaguardare la vita sociale, le comunicazioni, evitando ulteriore isolamento e abbandono.

L’odg esprime «diffusa preoccupazione perché si penalizza un territorio oggettivamente montano per morfologia e condizioni». Le ricadute sarebbero pesanti: «La riduzione o l’esclusione dai fondi nazionali e regionali dedicati, minori tutele per scuole, trasporto pubblico locale e servizi sanitari di prossimità, un indebolimento delle politiche di sviluppo e di presidio del territorio».

Oltretutto la legge stride con le proposte di incentivare la demografia montana e combattere lo spopolamento. In evidenza, viene messa la quotidiana lotta affrontata dagli abitanti, tipica delle popolazioni montane e spesso un vero e proprio disagio. Basti pensare che vi sono giovani che per recarsi a scuola a Faenza puntano la sveglia alle 4.30/5 del mattino. Ed è così anche per chi si reca al lavoro.

Inoltre il dissesto idrogeologico, la fragilità della rete viaria e infrastrutturale, le difficoltà negli spostamenti per cure e soccorsi, sono tutti elementi che incidono sulla qualità di vita oltre che sui costi di gestione. Il territorio di Brisighella è molto esteso (comprende quattro vallate: Lamone, Senio, Marzeno e Sintria) perciò anche solo organizzare un servizio di controllo, di bus scolastico, sopralluoghi, verifiche, lavori di manutenzione non è affatto semplice. Viene specificato che gli eventi alluvionali hanno causato «centinaia di frane e danni stimati oltre i 140 milioni di euro». I successivi eventi calamitosi, fino all’alluvione di Natale 2025, che ha colpito nuovamente Brisighella, hanno confermato una situazione di estrema e costante fragilità ambientale. Il documento esprime pertanto «una chiara contrarietà al declassamento» e impegna la Giunta «ad attivarsi in tutti i tavoli istituzionali competenti». Si chiede di rivedere i criteri di inserimento nella mappa montana. E infine si invita a promuovere azioni analoghe negli altri comuni interessati.

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