«Siamo alla terza settimana di scavi e viene fuori un risultato straordinario»: così l’archeologo Enrico Cirelli commenta i lavori in corso al Castellone (Castel Leone) di Marradi. Lavori che proseguiranno fino al termine del mese con impegnati anche studenti di archeologia.
Stamattina l’area ospiterà un open day e saranno lo stesso Enrico Cirelli, con Debora Ferreri (direttori degli scavi) ad illustrare un progetto della durata (al momento) di cinque anni, il cui scopo è la valorizzazione del luogo così come nelle aspettative dell’Ente locale. Castel Leone segue in pratica gli esempi di Rontana e Ceparano dove le ricerche sono più avanzate, e di altri “incastellamenti” in fase di studio nelle valli faentine che, in epoca medioevale, furono contraddistinte da una sorprendente densità di opere di tale guisa.
In tutti i casi si è iniziato dai ruderi di un castello, ma poi sono emerse strutture più complesse: interi borghi, villaggi, chiese, strade, cimiteri in tanti casi non censiti, di cui si era persa la memoria. Scenari che attraverso analisi, misurazioni, attività di laboratorio stanno ricostruendo la storia di questi luoghi, delle sue popolazioni, oltre ovviamente agli accadimenti nei secoli.
«Nel caso di Castel Leone – riferisce Cirelli – siamo partiti dalla realizzazione di una nuova planimetria. In queste settimane abbiamo portato alla luce una cisterna comunitaria di 20 metri di diametro, in calcare, un’opera di ingegneria strepitosa; i resti di case addossate alle mura; una forgia per il ferro molto produttiva, infatti abbiamo trovato oltre 20 Kg di scorie; un forno per il pane, con dentro addirittura una pala in legno; un essiccatoio per le castagne, una casa torre».
Eccezionale è il ritrovamento di un grosso monolite su cu cui è impresso uno stemma araldico completo e ben visibile: «Lo stiamo esaminando - dice Cirelli -: vogliamo capire bene a chi appartiene, perciò sarà sottoposto ad analisi per ricostruirne le parti colorate. Una prima ipotesi è che possa essere lo stemma di Lorenzo Carnesecchi».
Fu questi un eroe tra i più emblematici nella difesa dei territori fiorentini: nacque nel 1482, ma non se ne conosce la data e il luogo della morte, perciò sarebbe una scoperta fantastica se gli scavi restituissero notizie in merito.
«Inoltre – continua l’archeologo - stiamo ricostruendo le diverse epoche e i vari passaggi di proprietà. C’è una netta differenza tra il periodo precedente e successivo al 1400/1500, quando Cosimo I de’ Medici rivoluzionò la funzione del castello trasformandolo in fortezza a protezione della valle dai francesi. La popolazione civile fu allontanata».
Una palla da bombarda, frammenti di armature e di armi come moschetti e archibugi risalgono al XVI secolo. I reperti più antichi invece si riferiscono addirittura all’epoca romana (Giustiniano?). Ora il sito è del Comune di Marradi, ma fu dell’arcivescovo Leone I di Ravenna, degli Ubaldini, di Maghinardo Pagani, dei Manfredi e di diverse nobili famiglie (i Torriani, i Talenti).
«Non fu mai distrutto per motivi bellici – conclude Cirelli – ma il decadimento è dovuto a crolli per esposizione a fattori climatici estremi e terremoti».