Castel Bolognese, gli alluvionati chiedono «misure urgenti ed efficaci per contenere i dissesti idrogeologici»

Faenza

Soluzioni celeri ed efficaci per contenere i rischi di future alluvioni, dissesti idrogeologici e pericoli derivati dalle precipitazioni nella stagione che si approssima. Questa in linea generale la richiesta degli attivisti del “flash mob delle 100 persone” radunate ieri mattina ai bordi della via Emila in corrispondenza di piazza Bernardi. L’annunciata protesta con cartelli e slogan si è svolta senza bloccare il traffico, esponendo le rivendicazioni agli automobilisti di passaggio. La manifestazione è stata intitolata “delle 100 persone” perché già nei giorni scorsi gli organizzatori (Comitato alluvionati Castel Bolognese-Bacino del Senio e Amici del fiume Senio) avevano raccolto un tale numero di adesioni da parte di abitanti del luogo che non dimenticano le drammatiche conseguenze degli eventi climatici del 2023, 2024 ed episodi successivi che solo per poco non hanno causato ingenti danni: un popolo che non è soddisfatto delle misure finora viste e che vorrebbe maggiore trasparenza nei progetti, certezze e cronoprogrammi attendibili.

«Abbiamo registrato un primo risultato tangibile – afferma Domenico Sportelli di Amici del Senio –. Infatti in questi giorni si è potuto constatare un consistente flusso di comunicati, impegni, dichiarazioni da parte delle autorità competenti. Tutto ciò ci ha fatto piacere, perciò metteremo in fila quanto sostenuto e vigileremo puntualmente, premendo perché alle parole seguano i fatti. Alcuni aspetti non ci convincono, come il progetto per attivare le due storiche casse di espansione e la vicenda dell’argine di destra dopo Tebano. Chiederemo chiarimenti».

Al flash mob è stato esposto un manifesto emblematico di quanto promesso da oltre trent’anni a questa parte, intitolato “Storia di impegni presi e poco mantenuti”. Tra le rivendicazioni di oggi vi è quella di «dare maggiore spazio al fiume concedendo priorità assoluta al rifacimento, arretramento e classificazione dell’argine di sinistra del Senio fra Ponte del Castello e Tebano (rio Torretto)».

I promotori avvisano che le imminenti piogge potrebbero essere ancora devastanti se non si interviene in modo veloce e sistematico sulle casse di espansione. In particolare: «Sono necessarie garanzie – dicono – sulla capienza di almeno 3.3 milioni di metri cubi indicati dal Pai; sul meccanismo di invaso, ovvero come vi si immetterà l’acqua dal fiume; sulla possibilità di creare una riserva a cui attingere nei periodi siccitosi».

Non da meno è la valorizzazione del comparto dal punto di vista ambientale e paesaggistico in collegamento con la Vena del Gesso: una richiesta questa che risale ai tempi delle prime progettazioni. In massima considerazione va tenuto il fiume in montagna: agendo sulle erosioni spondali, raccogliendo il materiale flottante, gestendo la vegetazione.

Nel caso delle brecce mai chiuse in via Casale, dove alle prime piene rilevanti il Senio entrerà sicuramente visto che l’area è considerata esondabile, si esigono regole precise, rimborsi certi, adeguati e in tempi definiti ai proprietari che potrebbero avere campi o infrastrutture allagati. «Ci risulta che alla questione stia lavorando la Regione, ma anche in questo caso non vi è trasparenza su cosa si vuole fare» riflette Sportelli.

Rientrano infine nelle richieste avanzate la cura e la tutela dell’agricoltura e della forestazione quali presidi al dissesto, così come gl interventi di manutenzione e il ripristino delle vie di accesso a territori e proprietà danneggiati che risultano ancora difficilmente o per nulla raggiungibili.

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