Faenza, volontari in aiuto agli anziani

È partito in questi giorni il progetto pilota “Perché nessuno resti solo”, frutto della collaborazione tra Caritas Diocesana, Parrocchie, Pastorale della Salute, Comune e Ausl. Obiettivo dell’iniziativa, avviata in fase sperimentale, è realizzare una mappatura su alcuni campioni della popolazione in modo da dettagliare le condizioni di solitudine e disagio per potere poi elaborare azioni migliorative.
I primi a partire saranno i quartieri che fanno riferimento alle tre parrocchie di San Francesco, San Marco e Granarolo Faentino, a cominciare dai cittadini anziani sopra i 70 anni di età: stando ai dati diramati dal servizio anagrafe, si tratta di una popolazione che, nelle aree in considerazione, conta circa 1.700 persone. Di queste, almeno 561 sono i soggetti che vivono da soli, 107 quelli che superano i 90 anni. È a partire da questa fascia d’età più avanzata che il progetto ha preso piede.

«Il Comune ha iniziato giovedì inviando le prime lettere a casa dei cittadini over 90 che abitano nei territori coinvolti – spiega Davide Agresti, assessore alle politiche sociali –. Successivamente i volontari appositamente formati contatteranno telefonicamente i destinatari, che verranno invitati a compilare un questionario. Infine, se sarà manifestata disponibilità in tal senso, gli stessi volontari potranno far visita agli anziani nel loro domicilio».
Dopo gli ultranovantenni si procederà per segmenti, prima con gli over 80 e poi con gli over 70, «ma l’intenzione – sottolinea Agresti – è implementare il progetto nei prossimi mesi. Purtroppo una delle disuguaglianze portate dalla pandemia è quella fra chi può contare su una rete amicale o familiare di supporto e chi invece si trova in condizione di solitudine: sentiamo l’esigenza di tenere monitorata la situazione dando vita a presìdi sociali informali accanto ai servizi già attivi».

Sia Donatina Cilla, direttrice del distretto sanitario faentino, che don Marco Ferrini, direttore della Caritas, sottolineano l’importanza della sinergia fra i vari soggetti che hanno preso parte al tavolo di lavoro: «Lo spirito di Caritas e delle parrocchie – chiosa don Ferrini – è quello di mantenere viva la fiamma della vicinanza e della solidarietà che anima la comunità».
«I nostri servizi – conclude Cilla – da soli non sono sufficienti ad affrontare la questione nel suo complesso, per questo è stato necessario formare e allertare persone prossime, in molti casi gli stessi vicini di casa».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui