Faenza, vendevano carne e pesce senza permessi

Sulla carta era un bar, ma quando sono arrivati gli agenti del Nucleo di polizia commerciale dell’Unione Faentina, assieme al personale dell’Igiene pubblica dell’Ausl, vi hanno trovato di tutto e di più. Era macelleria, pescheria, negozio di vicinato per generi alimentari e altri articoli abusivi. Il controllo nel locale, aperto tra la fine novembre e l’inizio di dicembre tra viale Baccarini e via Oriani, è avvenuto nei giorni corsi.

Numerose le segnalazioni per il via vai continuo h24, in quanto aperto tutta la notte, oltretutto a fianco di un condominio residenziale di un certo prestigio. I gestori un uomo e una donna di origini nigeriane proponevano alla vendita alimenti al minuto, senza alcun permesso: grossi quantitativi di pesce di dubbia provenienza, senza tracciabilità, e perfino teste di capretto, conservati in pessime condizioni e ritenuti potenzialmente pericolosi per la salute degli acquirenti. Tra il pesce alcuni esemplari non si è capito di che razza fossero, probabilmente provenienti da chissà quali mercati “alternativi”.

Gli agenti della polizia locale e gli ispettori dell’Ausl hanno sequestrato anche alcuni spazi del locale che erano adibiti alla vendita di alimentari in precarie condizioni igieniche e destinati a dormitorio abusivo. Insomma una tipologia di negozio, non ancora previsto sul suolo italiano, una sorta di bar/mercato: vi si cucinava, vi si mangiava vi si ospitavano clienti a tutte le ore. Si offriva perfino alloggio temporaneo.

La polizia ha comminato una sanzione intorno ai 5mila euro in quanto esercizio di vicinato non autorizzato. Altre ammende sono state elargite dall’Ausl. Il locale non è stato chiuso ma potrà continuare a lavorare esclusivamente come bar, mentre tutte le altre attività abusive sono state sospese.
Come pure sono state sequestrate le attrezzature che nulla avevano a che fare con la licenza da barista. Solo nel caso non venissero rispettate le normative, l’attività verrà chiusa.
In pratica i gestori avevano acquisito solo la licenza del bar, ma una volta aperto avevano iniziato a lavorare come se fosse normale commercializzare in diversi settori dentro al medesimo locale, senza rispettare le diverse e precise normative. Tra le motivazioni addotte dai gestori la non conoscenza delle leggi e il fatto che in Nigeria tutto ciò è normale, perciò hanno pensato che lo fosse anche qui. Nessuna inadempienza è stata però rilevata sui regolamenti Covid.

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