Faenza, “ubriaco” al volante per colpa del diabete

Aveva bevuto un bicchiere di vino. Nulla di più, rispettando le regole ferree di una dieta prescritta per fronteggiare una patologia di cui soffriva da anni: un diabete mellito di livello 2 scompensato, da trattare con dosi massicce di insulina e farmaci, non certo con brindisi a profusione. Insomma, era certo di essere sobrio quando il 30 luglio dell’anno scorso i carabinieri di Bagnacavallo lo hanno fermato sulle 2.40 per sottoporlo all’alcoltest. Eppure la strumentazione aveva registrato ben altri valori: 2,41 g/l al primo “soffio” e 2,62 al secondo. Roba che gli era costata la sospensione immediata della patente e il sequestro dell’auto, oltre all’avvio del procedimento penale con il rischio di una multa fino a 6mila euro e l’arresto fino a un anno. Era la seconda volta che gli capitava, a distanza di cinque anni. Ora, a togliere l’etichetta di “ubriaco seriale al volante” a un 46enne lughese ci ha pensato il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, che accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Daniele Barberini, ha deciso di archiviare le accuse. Dalla consulenza tecnica che già nel 2014 aveva scagionato il conducente, è emerso che a falsare i risultati dell’accertamento era proprio la sua malattia.

Il test non attendibile

Possibile che nessuno, tra forze dell’ordine e ministero, sia a conoscenza di questa crepa nell’attendibilità degli strumenti in dotazione? Questo l’interrogativo che viene automatico, dopo il risultato ottenuto dalla difesa dell’automobilista, tutelato dall’avvocato Paolo Calderoni.

All’epoca del primo accertamento il sospetto era venuto al medico di base dell’automobilista, il quale aveva rilevato che proprio gli scompensi metabolici patiti dal paziente avrebbero potuto alterare la reattività ai vari reagenti dei test. D’altronde, così ha riportato il difensore nell’istanza di archiviazione, se una persona in cura con insulina e con glicemia a quei livelli avesse ingerito una tale quantità di alcol, sarebbe di certo andata incontro al coma glicemico.

Altrettanto meticolose erano state – già all’epoca del primo “inciampo” con il “palloncino” – le verifiche della Procura e del gip: l’esperto incaricato di accertare la validità dell’esame aveva certificato che proprio i «soggetti affetti da diabete con metabolismo alterato possono produrre acetone che viene smaltito in forma di gas attraverso i polmoni ed individuato come alcol da alcune apparecchiature di rilevamento». Responso che è valso ancora una volta archiviazione, dissequestro e restituzione dell’auto. Nulla da fare invece per i sei mesi senza patente: quelli, sono passati attendendo con le dita incrociate il responso del giudice.

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