Faenza, tutto pronto per la nuova Casa della salute

Dopo settimane di dibattito sulla nuova Casa della salute, o Casa di comunità, in cui maggioranza e opposizione hanno assunto posizioni nettamente distanti, ieri sera il tema è stato al centro della commissione consiliare V, tenutasi in modalità online, dove il sindaco Massimo Isola e la direttrice del distretto sanitario faentino Donatina Cilla hanno esposto le ultime novità sul progetto che verrà avviato negli spazi dell’attuale Centro fieristico in viale Risorgimento, possibilità aperta dai fondi Pnrr che verranno gestiti dalle aziende sanitarie.
Nel ripercorrere le tappe che hanno condotto a far ricadere la scelta sulla Fiera, il primo cittadino ha nominato gli spazi che erano stati presi in considerazione in precedenza, da Palazzo delle Esposizioni alle ex Cova-Lanzoni, passando per l’ex convento di Santa Chiara, bocciato perché non di proprietà comunale.

«Da Asl è arrivata una scelta indiscutibile – ha detto Isola –: la Fiera ha le caratteristiche per giocarsela e siamo al lavoro su questo schema. Entro il 28 dovremo essere dal notaio per firmare». Condizione, quest’ultima, imprescindibile per poter candidare il progetto ai successivi step. La cifra in arrivo per la nuova Casa di Comunità non è ancora definita ma si aggirerà tra 1,5 e 2 milioni di euro per la parte strutturale.
«Da parte del Comune – ha aggiunto il sindaco – c’è la disponibilità a collaborare con investimenti propri, mentre l’Asl ha interesse a lavorare per step, perché attraverso la Fiera si potranno centrare altri obiettivi di qui ai prossimi 4-5 anni. Per noi è centrale la possibilità di dare vita a una nuova farmacia dei servizi post-covid: è stato aperto un canale con Sfera». Quanto alle polemiche sulla posizione decentrata della Fiera, il primo cittadino ha promesso ai consiglieri che «spetta a noi un passo importante sul tema della mobilità e immaginare scenari plurali per accedere a quello spazio».

Sul piano dei contenuti a scendere nel dettaglio è stata Cilla, a cominciare del nodo nevralgico dell’integrazione tra l’attività dei medici di medicina generale e i servizi Asl, all’origine, più di 10 anni anni, di quello che Isola ha definito il «naufragio» della prima Casa della salute. In particolare, Cilla ha fatto riferimento a un coinvolgimento della «psicologia di base» e a una «diretta correlazione con i servizi sociali per una presa in carico multidisciplinare», oltre allo sviluppo di «ambulatori dedicati a patologie croniche» e la messa in campo di «azioni per stimolare corretti stili di vita». Una vocazione per così dire anche sociale, come ha sottolineato anche il sindaco riflettendo sulla necessità di valutare gli scenari di fragilità che si stanno già facendo strada con la pandemia.
«Oltre a strutturare un service utile ai medici di medicina generale per lavorare nel modo più integrato possibile – ha chiosato Cilla – dobbiamo pensare anche agli infermieri. Ci dovrà essere un’area amministrativa che faciliti i percorsi di presa in carico, prelievi, sportelli cup, ambulatori di osservazione della terapia, servizi per l’assistenza domiciliare».

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