Faenza, si sgretola raro monumento funebre al cimitero di Brisighella

FAENZA. Si è sgretolato e i frammenti sono precipitati sul pavimento. E’ un danno notevole per un raro e pregiato monumento funebre, la cui immagine è addirittura riportata in un libro edito in Inghilterra nel 2004 a cura della studiosa Sandra Barresford, insegnante e storica dell’arte. Il volume è intitolato “Italian memorial sculpture 1820-1940 A legacy of love” e prende in esame centinaia di tombe monumentali erette nei più importanti cimiteri italiani, soffermandosi in particolare sull’opera installata a Brisighella. Si tratta della tomba del marchese Francesco Cattani morto nel 1889, ultimo esponente di un antico e ricco casato, originario del Poggiale (parrocchia di S. Maria in Undecimo).

Entrando nel cimitero si trova nella prima arcata a sinistra. Il ritrovamento dei frammenti nei giorni scorsi, ma il crollo potrebbe essere precedente. A dare l’allarme, una visitatrice che poi ha informato l’Ufficio tecnico del Comune. La tomba però è privata e non si è potuto fare altro che avvisare gli eredi. Un discendente si è infatti recato sul posto e ha raccolto i frammenti per conservarli, in quanto potrebbero essere utili ad un eventuale restauro. Il pezzo in frantumi pare fosse già staccato dalla parete e il crollo in pratica annunciato, essendo l’area circostante già transennata da qualche tempo. Si tratterebbe in sostanza di un deterioramento che pregiudica la scultura, realizzata in scagliola. La sua importanza deriva dall’autore e dalla rara tipologia iconografica. «L’autore – spiega Clementina Missiroli, storica brisighelelse – è Giovanni Collina (1820-1893) appartenente ad una famiglia di famosi plasticatori faentini, imparentata con gli abili statuari Ballanti Graziani. Quando Giuseppe Cattani morì non lasciò discendenti diretti: erede universale fu il nipote della sorella Orsola, conte Francesco Ginanni Fantuzzi di Ravenna, appena 15enne al momento della morte del prozio. Sua madre, Maria Ginevra Uguggioni, amministrò l’eredità e furono loro a commissionare il monumento allo scultore faentino nel 1892, un anno prima della scomparsa.

Si tratta quindi probabilmente della sua ultima opera. Negli archivi della famiglia sono ancora conservate le spese per il monumento: 2.500 lire allo scultore e altre 230 al muratore, Antonio Corradini per la posa in opera dell’epitaffio e dello stemma». Sull’originalità la studiosa inglese, Sandra Barresford sostiene che «è un significativo esempio di scultura funeraria in cui sono presenti i due temi del letto di morte e l’allegoria della Carità». Temi che sono «sviluppati fondendo armonicamente elementi rinascimentali con suggestioni neoclassiche e particolari realistici, come i ricami della coperta e le elaborate decorazioni del letto, a sottolineare lo status sociale del defunto. Anche i personaggi dei questuanti sono ben definiti nei gesti e nell’abbigliamento dimesso».

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