Faenza, recupero dell’ex colonia di Castel Raniero: tutto fermo, mancano i soldi

Sono passati quasi due anni da quando il ministero dei Beni culturali annunciò di avere stanziato risorse per 3 milioni e 750mila euro da destinare al recupero dell’ex colonia di Castel Raniero, storica struttura che da anni versa in una preoccupante condizione di fatiscenza: da allora l’unico intervento significativo è stato quello disposto in somma urgenza dal Comune nel luglio scorso per la messa in sicurezza della torretta, mentre il contributo ministeriale langue nelle casse del Segretariato regionale dei beni culturali senza essere stato messo a frutto.

Palazzo Manfredi e Asp, che è proprietaria dell’immobile, hanno tentato già la via diplomatica inviando un sollecito al Segretariato, anche perché il timore è che, se si dovesse tardare ancora molto, le tempistiche potrebbero stringersi in modo tale da mettere a repentaglio la disponibilità stessa del contributo e, quindi, la realizzazione di un intervento particolarmente sentito dall’intera comunità.
Dall’altra parte, però, nessuna risposta, e il progetto con cui si dovrebbe ridare nuova vita all’ex colonia non è ancora pervenuto.
«In caso di una deroga, Comune e Asp sono disponibili ad assumere la titolarità della stazione appaltante, che in questo momento è in capo al Segretariato – afferma l’assessore a Rigenerazione urbana e ambiente, Luca Ortolani –. Per facilitare e rendere più veloci i lavori e restituire questo bene comune ai cittadini noi ci siamo».

Una bozza di progetto, fra l’altro, ci sarebbe già, e corrisponderebbe a quanto elaborato a più mani proprio per avanzare l’istanza di finanziamento al ministero: una base non indifferente da cui partire, che prevede la creazione di un centro studi universitario capace di toccare ambiti che vanno dall’antropologia all’archeologia, passando per architettura e paesaggio, con un occhio di riguardo per la storia della struttura, pensata nel primo dopoguerra come una sorta di monumento non convenzionale ai caduti.
Tutte iniziative, quelle appena citate, che non possono essere avviate se non con l’intervento diretto del Segretariato, emanazione regionale del ministero: ecco perché in questi giorni si sta facendo largo l’ipotesi di un passaggio di consegne in mano a Comune e Asp, per il quale servirebbe però una deroga speciale.
Attendere ancora, però, sarebbe rischioso e potrebbe portare anche ad un aumento dei costi per la ristrutturazione dell’immobile: la cifra stanziata fu stabilita a fine 2020, prima dell’impennata dell’inflazione e dell’aumento dei costi delle materie prime, e già allora risultava evidente come i 3,75 milioni accantonati sarebbero stati sufficienti per il restauro dell’ex colonia, ma non per avviare le progettualità successive.
Senza contare che la messa in sicurezza della torretta operata in somma urgenza dal Comune questa estate potrebbe rivelarsi addirittura inutile nella malaugurata ipotesi in cui, con l’inverno e il maltempo, dovessero presentarsi nuove criticità di carattere strutturale, come avvenuto per l’adiacente casa del custode, anch’essa attualmente inagibile.

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