Faenza pronta ad accogliere i primi profughi

Anche il Comune manfredo si attiva per agevolare il coordinamento nell’accoglienza dei profughi ucraini in fuga dalla guerra.
La giornata di ieri ha visto l’assessore comunale alle Politiche sociali, Davide Agresti, impegnato in una fitta agenda di colloqui con diversi tra i soggetti coinvolti: «La comunità faentina ha fin da subito dimostrato grande sensibilità e abbiamo creato un Tavolo cittadino per la popolazione ucraina, cui partecipano una sessantina tra associazioni e singoli cittadini. L’esempio è quello del Tavolo del terzo settore istituito per gestire l’emergenza pandemica: speravamo si trattasse di un caso unico, ma purtroppo è stato necessario».

Finalità del tavolo è mantenere aperto un canale di comunicazione capillare tra Kiev e la comunità ucraina residente a Faenza e assicurare un cordone umanitario per l’invio di viveri, medicinali e prodotti igienici, ma potrebbe presto assumere funzioni più ampie.
«La situazione è in continua evoluzione – spiega Agresti – e potrebbe esserci richiesto uno sforzo in più dal punto di vista dell’accoglienza, ma anche per quanto riguarda l’inserimento scolastico». Ciò significa che si prevede anche l’arrivo di bambini e adolescenti, ma l’assessore specifica che al momento è impossibile valutare con precisione l’entità degli spostamenti. La sensazione, però, è che l’esodo dei rifugiati potrebbe prolungarsi per mesi.
A dare una mano in prima linea c’è la Caritas diocesana: «Il sentimento è di sconcerto generale per quanto sta accadendo – commenta il direttore don Marco Ferrini – ma intorno a me, dal punto di vista umano e materiale, vedo un grande desiderio di dimostrare vicinanza».

Al momento sono due le postazioni ufficiali in città presso le quali è possibile recapitare cibo, vestiti, medicine e altri generi di prima necessità da inviare in Ucraina: sono il negozio di alimentari Mix Markt in via Oberdan e il centro della comunità ortodossa in corso Mazzini, ma fioccano anche le iniziative private organizzate in autonomia, difficilmente tracciabili se non grazie al passaparola sui social.
Dai due punti nominati partono i pacchi destinati all’Ucraina: i furgoni si fermeranno in Polonia e in altre zone confinanti, da dove gli aiuti verranno inviati al Paese sotto attacco.

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