Faenza piange Cesare Donati, anima del volontariato e della Gemos

Faenza piange Cesare Donati, morto martedì. Già direttore generale della Cooperativa di ristorazione Gemos, dopo il pensionamento si era dedicato anima e corpo al volontariato sociale e attivissimo nel volontariato sociale

La vita

Cesare Donati, classe 1937, dopo essersi essersi diplomato, diventa cuoco provetto. Con questa mansione viene prima assunto dalla compagnia dei vagoni letto delle Ferrovie dello Stato e poi presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna, diventandone capo cuoco. In seguito vince prima il concorso per il posto di direttore delle cucine Ausl di Faenza e comprensorio e poi viene chiamato a collaborare alla progettazione tecnica della mensa interaziendale Gemos. Della Cooperativa Gemos, Donati assumerà negli anni la carica di vice presidente e direttore generale, oltre a quella di reggente della Casa per ferie del Ministero della Marina Mercantile.

Sotto la sua direzione la cooperativa Gemos cresce notevolmente. Numerose le mense scolastiche, per operai e ospedaliere che prendono avvio, contribuendo allo sviluppo non solo dell’azienda ma dell’economia del territorio faentino.

Donati decide poi di dedicare il suo tempo al volontariato sociale ed entra nell’Associazione dei centri sociali faentini, prima come vice presidente per poi essere eletto nel 2007 presidente del centro sociale Laderchi dove si adopera per creare un clima familiare, d’amicizia e solidarietà, cercando di trasformare il centro in un luogo dove star bene in compagnia, per combattere la solitudine degli anziani attraverso attività ludiche e culturali. Da subito, al fine di riorganizzare e mettere in sicurezza la struttura, si rende conto della necessità di importanti investimenti. Per autofinanziarsi decide così di investire sulla cucina, organizzando, con l’aiuto di altri volontari, pranzi sociali che hanno da subito un gran successo. Sempre con l’aiuto e il sostegno del consiglio direttivo, Donati ha l’intuizione di aprire l’ingresso anche ai giovani, continuando contemporaneamente ad organizzare feste, balli, gite, gare di briscola, burraco, gioco del biliardo, tombola. Nel 2015, con grande senso civico e in accordo con l’amministrazione comunale, decide il restauro del grande androne di Palazzo Laderchi, un maestoso ingresso che soffriva del degrado del tempo. In questa iniziativa, pur accollandosi la parte più importante del finanziamento, Donati riesce a coinvolgere anche le varie associazioni che hanno sede in Palazzo Laderchi. Una ristrutturazione lunga e impegnativa svolta sotto la guida delle Belle Arti, che, una volta terminato, ha trasformato l’immagine dell’intero palazzo, a cui Donati da seguito con il progetto di rifacimento e ristrutturazione delle banchine delle finestre del piano terra, mai ripristinate dal tempo della guerra, che ha preso avvio nel 2018.

“Cesare – ricorda il sindaco Massimo Isola – prima della sua funzione sociale, per me era un amico. L’ho conosciuto e frequentato in questi dieci anni di esperienza amministrativa durante i quali abbiamo fatto molti progetti; era un interlocutore affidabile e appassionato che negli ultimi anni della sua vita aveva preso in carico uno spazio, il centro sociale Laderchi, al quale ha contribuito, assieme a tanti volontari, a farlo diventare un polo vitale per una generazione di anziani che hanno bisogno di spazi come quelli, permettendogli di essere cittadini attivi e a non rinunciare alla dimensione sociale. Nella sua vita Cesare si è occupato di tantissime cose, nel mondo della cooperazione e del lavoro, con risultati sempre molto importanti. Era una persona determinata che credeva nei progetti e sapeva capire i bisogni delle persone e averne il consenso. Nell’ambito del centro sociale è stato un grande presidente sapendo coinvolgere decine di persone in attività ordinarie e importanti ma anche in attività straordinarie. Infatti se oggi siamo, a poche settimane dalla chiusura del cantiere su quel palazzo, non possiamo non ricordare l’impegno di Cesare che su sua proposta ritenne dover intervenire economicamente su quel luogo. Cesare non solo si prendeva cura di diverse centinaia di anziani soci di quel centro, con iniziative di carattere sociale, affrontando via-via temi importanti per la comunità, la sicurezza, la sanità e la cultura ma si è preso cura dello spazio fisico così caro a tutta la città. Ed è per il suo enorme impegno per la città che lo scorso anno era stato insignito, a buon ragione, dell’onorificenza di faentino sotto la Torre. Alla famiglia e parenti va il mio più sincero cordoglio e di quello della città”.

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