Faenza, perchè nella zona dell’autostrada c’è sempre cattivo odore?

Si è tornato a parlare con insistenza in questi giorni del problema della “puzza” di Faenza. In realtà se ne parla da almeno 40 anni, tra alti e bassi, perché non è mai stato risolto definitivamente: “le emissioni odorigene” oltre che a provocare un danno di immagine alla città, continuano ad incidere sulla qualità di vita delle persone, soprattutto di residenti o frequentatori di quel comparto compreso tra Faenza e l’autostrada, dove si concentrano distillerie, inceneritori e, dal 2019, anche le sostanze giacenti e ammassate, non ancora bonificate, del mega incendio della Lotras.

Il discorso è quello dell’inquinamento che, nonostante le rassicurazioni delle autorità competenti sulla non tossicità dei cattivi odori, non lascia tranquilli e crea notevoli disagi. Molte le lamentele affiorate tra gli abitanti di via Manzuta, quelle di agricoltori e abitanti della zona, oltre all’allarme di Gilberto Bucci, ex consigliere comunale per trent’anni, poi impegnato anche al Ministero dell’Agricoltura come presidente di un Osservatorio, lui stesso agricoltore residente nella zona. «L’inquinamento odorigeno – afferma – non è solo fastidioso, antipatico ma anche dannoso, perché si porta dietro residui chimici delle emissioni degli inceneritori: non è come vorrebbero che fosse. Ci sono diossine, furani e quant’altro».

Non solo odore

Non c’è da stare allegri. «Ci dicono che non fa male, perché i livelli sono contenuti sotto la soglia di legge, ma il fastidio è notevole, più per gli esseri umani che per le piante, pure sofferenti: basta guardare il colore delle mani quando si raccolgono le reti antigrandine». L’area delle emissioni è racchiusa in un cerchio dal diametro di 5-6 chilometri. «Di fatto siamo circondati dalle distillerie che poi hanno gli inceneritori. La concentrazione di simili attività è tra le più alte d’Europa».

Difficile, però, risolvere il problema. «La vedo dura, perché manca la volontà politica di intervenire: una situazione come questa dovrebbe essere oggetto di una discussione urgente e specifica, di una convenzione seria con le industrie, che limiti le emissioni attraverso le cosiddette Bat, ovvero le tecnologie più efficaci per raggiungere il più elevato livello di protezione dell’ambiente. Secondo me se non si fa nulla ci sono i motivi anche di una class action».

Per quanto riguarda un percorso migliorativo, Bucci continua dicendo che «è possibile se ci si impegna a farlo: lo abbiamo già visto nel settore della ceramica anni fa. La stasi in atto non è accettabile: non possiamo tenere le finestre aperte, crolla il valore degli immobili e dei terreni, ma soprattutto è un discorso di salute, oltretutto adesso che si sono aggiunte le ceneri della Lotras. Quest’ultimo problema è gravissimo: nell’incendio non si è mai saputo cosa ha bruciato con certezza. Possono esserci stati componenti cancerogeni, radioattivi, che sotto forma di cenere giacente ora vengono sollevati e respirati. L’area va assolutamente pulita, bonificata al più presto, compresi i liquidi. Sarà compito del Comune sapere a chi mandare la lista della spesa».

Una cosa urgente, quindi. «Un assessore ha detto che tra cinque anni l’area sarà bonificata, ma in cinque anni quanti danni si possono causare? Fino alle ultime elezioni, questa era un tematica cara al M5S, anzi fioccavano le critiche, mentre ora, una volta collocati all’ombra del sistema, anche le loro rimostranze si sono edulcorate: da spina nel fianco a zuccherini».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui